…prima o poi dovremo parlarne un po’!

;-)

* una scusa per raccontarvi di una nostra giornata a Los Angeles :)

Ed eccoci a Los Angeles la mattina del sei ottobre con ancora le sensazioni addosso della serata precedente e la previsione di un’altra “epica” giornata davanti a noi.

Ci fiondiamo subito a mangiare qualcosa di “leggero”

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e via per le strade di LA….

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…e sorpresa, passiamo proprio davanti al The Palladium, vi dice qualcosa?IMG_3263

Come un ebete mi imbambolo davanti alle vetrine che pubblicizzano le varie band che vi hanno suonato,

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mi rendo conto di essere davanti ad un pezzo di storia, la NOSTRA STORIA!

E avanti ancora verso la nostra meta, AMOEBA.

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Un paradiso, ci sarebbe da rimanerci tutta la mattinata… ed è quello che praticamente succede perché il tempo passa veramente veloce.

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Il pomeriggio passa affaccendati in altre faccende ma questa volta riusciamo ad arrivare al Greek Theatre un po’ prima per gustarci “la situazione” che solo qui possiamo trovare e ci sentiamo proprio a casa, relax, musica, sorrisi, good vibrations e tanta bella gente :)

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Prenotazione obbligatoria degli istants live e finalmente entriamo nell’arena e si conferma proprio una bella location, la serata è tiepida, i Deadheads ancora più numerosi ed i controlli più severi: ai gates sono irremovibili e devo lasciare il mio zainetto anche se vuoto, fuori.

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 Piano piano l’arena si riempie,

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intanto Phil si aggira sul palco (grande professionista) e finalmente entrano acclamati con una ovazione, qualche minuto e si parte alla grande con Golden Road, come sempre potente e devo dire anche precisa, senza sbavature.

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A seguire Music Never Stopped (come dargli torto?) e Dancing In The Street (non ce lo facciamo di certo ripetere) anche queste molto buone anche se per me non sono il non plus ultra.

Kadlecik si esprime alla grande a metà di Music, suoni che ci portano indietro a diciassette anni fa e oltre….ed entra molto bene dopo l’assolo, niente da dire i ragazzi ci danno subito dentro. Poi si continua con Let It Ride con Phil al canto, una canzoncina che fa da apripista alle serene melodie di WHEEL con un bel piano di Jeff ed i cori che entrato in modo perfetto; ora sono entrato proprio nella giusta dimensione, qui sono veramente a casa!

John ci prende per mano ed assieme al basso pulsante di Phil ci accompagna in quel mondo che a 6 mila chilometri, sprofondato nella mia poltrona con lo stereo acceso non mi è permesso essere:

“La ruota gira e non si può rallentare,

Non si può lasciare andare e non si può resistere,

Non si può tornare indietro e non si può stare fermi”

…..ma non è finita perché i nostri ci trasportano giù a Fennario dove un’arena piena di “lupi” danza” ,

tutti danzano al suono di Dire Wolf!!!! Grazie FURTHUR, ci avete regalato delle grandi emozioni.

Fermi tutti, dove credete di essere? Dalle prime note mi cadono le braccia, e che c###o ma questa è Loose Lucy??????!!!???, un bel tonfo!…è quello che penso nei pochissimi secondi dell’attacco della canzone ed invece…..

la migliore versione che abbia mai potuto ascoltare, Bobby è in formissima con una voce potente e tutti girano a palla senza sbavature, John ci regala piccoli cammeo e Jeff è sempre grande alle tastiere mentre il basso e la batteria tengono un grande ritmo ed i cori riempiono l’aria assieme al pubblico che risponde per le rime.

Siamo alla fine del primo set che termina con Touch Of Grey con la chitarra di Bobby un po’ monotona…forse è solo una mia impressione…..

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Le luci si accendono, sono un po’ strinito, Wheel, Dire, Loose Lucy mi hanno lasciato secco ed anche mia moglie oltre ai grandi sorrisi quando ha attacato Wheel è proprio soddisfatta, adora Touch….. Grande lavoro vocale in questo primo set, a memoria mi sembrano ancora migliorati rispetto agli shows dell’anno scorso a Monterey.

Break, la band ritornerà dopo quasi un’ora! Un intervalllo lunghissimo……

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Non abbiamo capito il motivo, forse dietro le quinte c’era una festa ;) – sul palco nessun movimento quindi problemi tecnici zero.

Bobby “gently starts” con Lost Sailor assieme al piano di Jeff ed a piccoli tocchi della elettrica di John che ci riportano alla dolcezza della chitarra di Jerry quando con pochi tocchi ci trasportava negli spazi siderali del suo mondo….

Bobby canta molto bene e tutto gira nel modo migliore, la sto ascoltando adesso ed il soundoard mi permette di cogliere ogni sfumatura che dal vivo talvolta non si percepisce…alcuni momenti di assoluta serenità possono trasportare sulle verdi colline della Baia…poi il ritmo diventa pian piano incalzante e le onde del Pacifico si riversano una sull’altra sulla spiaggia dorata….Kadlecik con le sue scale e quel suono cosi “puro” mi mette ora i brividi sulla schiena …e poi virano nel rock di Saint Of Circumstance e continuo a rimanere stupito di Weir: non sempre la sua voce è all’altezza della situazione ma questa sera è in forma…il nostro vecchietto… :)

“Puoi ascoltare il richiamo silenzioso,

è un certo tipo di suono,

Come la pioggia che sta cadendo”

“proprio una tigre in trance,

E la pioggia viene giù, beh, non si sa mai, proprio non lo so.

Ascolta, non so cosa farò, ma di sicuro lo farò…”

Piccola considerazione: @@@@ mica male Barlow :) ….su wikipedia è così descritto: è un poeta, saggista e attivista statunitense ed ex autore dei testi delle canzoni dei Grateful Dead. È anche noto per essere un difensore delle libertà digitali ed è stato uno dei membri fondatori della Electronic Frontier Foundation@@@@ fine piccola considerazione!

…..ci troviamo poi a seguire il canto di Phil in Unbroken Chain, e questa volta non mi dispiace affatto, misurato senza sbavature troppo evidenti e avanti per circa venti minuti in una ottima versione con subito un grande lavoro molto jazzato di Jeff Chimenti, batteria e basso che galoppano e danno un ritmo costante mentre il piano di Jeff danza, volteggia e rende tutto effervescente…poi John, che questa sera è veramente in forma, si libra nelle spazio sopra il palco con le note pure di chi oltre alla tecnica ci può mettere anche l’amore smisurato per questa “Musica”, questa “Nostra Storia”. Nonostante la canzone sia dilatata non ho la sensazione di “leziosità” di chi riproduce musica d’altri pensando più a costruirla come l’originale invece di metterci un pizzico della propria anima…qui inoltre stiamo parlando di grandi professionisti che barattano sei corde e un po’ di elettricità con i suoni universali insiti nel nostro profondo…al minuto 13 o 14 John ci dimostra che se è vero che Jerry è irrimediabilmente evaporato come una leggera bolla dorata e trasparente e luccicante, NULLA E’ PERDUTO e ce lo racconta negli ultimi minuti di questa fantastica versione…questa vale veramente il prezzo del biglietto…e tanto per gradire continuano spavaldi con Uncle John’s Band, leggera giocosa, tutti in cerchio sulla spiaggia con il suono delle chitarre che si fonde con le onde dell’oceano……e dire che ho bevuto a malapena una birra ;)

A risentire ora il concerto “sento” come se indicassero un percorso da seguire, dopo gli ultimi minuti “psichedelici” di Unbroken Chain ci riportano con i piedi per terra a contatto con la sabbia, l’erba, un percorso da condividere con gli altri attorno ad un fuoco in riva al mare….paura di volare troppo alti???? ed allora…tutti a terra!!!!

….cambio jazzato e siamo in Other One senza quella potenza degli albori ma si sa che i decenni passano, il fuoco sacro della gioventù strinita da tante pozioni misteriose è finita….però…però…i ragazzi sanno il fatto loro e mi sorprendo sempre…non può essere solo grande maestria e tecnica sopraffina!

Naturalmente quasi alla fine della song Bobby sbaglia le parole….beh, mica poteva essere tutto perfetto ;)

Questa comunque è la sua serata, si continua quindi con Let It Grow con il suo incedere mexicano che qui a LA è di casa e si rivela la solita bella canzone con John che ci lavora molto bene sopra.

Sto pensando proprio ora: se i nostri vecchietti resistono ancora un po’ di anni questa diventa una grande band ancora più grande di quello che possiamo immaginare…si sono levati di dosso quell’ingessatura che talvolta si percepiva in altre occasioni, sono molto fluidi e naturali, tutto scorre senza grandi vuoti d’aria.

Il passaggio a Comes A Time è senza soluzione di continuità e John, Sunshine intonano:

“Arriva il momento

quando il cieco prende la tua mano

(e)dice: non vedi?

Devi farci qualcosa

su (con) i sogni in cui ancora credi” (questa mi sembra una traduzione credibile)

….abbiamo ancora sogni in cui credere????

Beh quello in cui sono sprofondato adesso…..è più reale della realtà ma quando sarò a casa nelle fredde giornate invernali a ricordare questi momenti mi sembreranno proprio un sogno… Just a dream….

ed ora…..anche solo a scrivere di quei momenti, beh ne sto facendo qualcosa dei mie sogni no?!!!!!

Kadlecik canta veramente bene supportato egregiamente da Sunshine, attacca l’assolo misurato, concreto e per niente pretenzioso e riprende con il canto e …..che gioia essere qui e poter far parte di questo momento che sarà indelebile nei nostri ricordi di questo “viaggio americano” , what a (not) long strange trip has been :)

Ci si avvia verso la fine dello show con il trittico Help>Slipknot>Franklin’s che quasi come un enorme arca ci trasporta alla fine di questa avventura sani e salvi e rassicurati da fatto che ora “there is nothing like a FURTHUR show” e ci invitano ad asciugarci le lacrime della quotidianità perché noi tutti qui questa sera sappiamo bene che “without love in a dream it will never come true”.

Franklin’s Tower me lo conservo come augurio della band proprio al nostro viaggio che da domani e per circa 4.500 Km ci consegnerà alla natura americana perché il vento ci soffi a casa come fa con i semi dei fiori selvatici portandoli nella sabbia e nel vento.

Dopo il Donor Rap di routine attaccano con Box Of Rain del grande Phil ed è già tutto finito.

Qualche foto e riprese con l’IPhone e ritroviamo gli amici della sera prima, poi lasciamo l’anfiteatro con la promessa di rimanere in contatto e di ritrovarci, forse in Italia, il prossimo anno.

IMG_1463Domani ultimo show della stagione a Santa Barbara ma noi non ci saremo perché ci sposteremo verso est mentre il nostro Mark potrà godersi invece anche quello show.

..ad onore di cronaca sarà presente anche a San Francisco la sera del 29 dicembre…beati loro….

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Un saluto a tutti, ecco il resoconto delle prima serata al GREEK THEATER  di Los Angeles.

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Arriviamo il giorno stesso del concerto, noleggio l’auto, sbagliamo un’uscita dell’Harbor Fwy e ci perdiamo nel traffico….poi finalmente al motel strategicamente vicino al luogo magico dove fra pochissimo i FURHTUR si esibiranno.

Piccolo tragitto in autobus, scendiamo assieme ad una DEADHEAD che sgancia la sua bici dal rostro posto davanti al bus, un paio di sorrisi e “se mi spettate che saluto un amico, arriviamo allo show assieme..” dopo un paio di minuti ritorna (da un negozietto – quello dell’amico) e così ci incamminiamo verso il Greek Theater su per il boulevard

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attraversando un bellissimo quartiere con case da milioni di dollari (invaso oggi da un’orda di Deadheads dai sorrisi illuminati).

Misha ci racconta che ha passato le ultime tre notti sulla spiaggia a Venice Beach ed ora resta qui un paio di giorni, naturalmente non ha i biglietti per gli shows ma poco importa, quello che cerca è il feeling che trovi solo ad un concerto dei Grateful Dead…ops, pardon, volevo dire Furthur :)  Probabilmente domenica raggiungerà Santa Barbara per l’ultimo concerto della stagione prima delle date a San Francisco di fine anno.

Non ha nulla tranne la sua bici, qualche spicciolo, e la sua borsa di tela colorata ma dice che sta vivendo HIGH TIMES…come non crederle???!

Arriviamo e ci lasciamo con un abbraccio, il concerto è già cominciato, siamo all’inizio di Brown Eyed-Women; recuperiamo i biglietti, acquistiamo le magliette, prenoto i cds del concerto e su per gli spalti di questo meraviglioso Theater assieme a circa 5000 meravigliosi DeadHeads saltellanti e felici, estasiati;

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qualcuno persino concentrato sulla musica mentre io sono ubriaco più della situazione che del concerto…..tanto mi basta questo (come si diceva in altre occasioni, possono fare quello che vogliono…noi siamo alla ricerca di altro, qualcosa di più alto, …furthur, oltre…..).

Bella Brown, niente male Money For Gasoline e Any Roads. Arriva Peggy-O cantata da Phill e sono catapultato nel 1978, a quel tempo era molto ricorrente.

A questo punto arriviamo alla fine del primo set con tre canzoni e con l’intervento di due ospiti.

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Bobby introduce Jonathan Wilson che parte con un’ottima Mission In The Rain sostenuta dalla band in modo perfetto e dai cori che chiudono il cerchio di questa magica song, fra le mie preferite, saggiamente questa volta posizionata quasi alla fine del primo set.

 

 Arriva sul palco Lukas Nelson, figlio del grande Willie dal quale prende sicuramente la verve, le voce, la bravura, ed intona I Shall Be Release.

  

E questa me la godo tutta, Lukas con la sua voce incattivita ed energizzanrte, sostenuto dal grande lavoro alle tastiere del nostro Jeff Chimenti e con tutta la band che si diverte e ci da sotto per portarci alla fine del set con Althea, cantata sempre da Lukas, una meraviglia!!!! E’ l’highlight del primo set da risentire sempre quando le nebbie della Val Padana ti circondano e sogniamo le terre californiane, la Bay Area etc…

Intervallo, come un formicaio impazzito tutti si muovono, rivedono amici, si riconoscono, si abbracciano ed anche noi facciamo la conoscenza di una coppia di ragazzi che si complimentano con noi per il lungo viaggio fatto per veder i Furthur.

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Mark è italoamericano e quindi iniziamo a parlare delle nostre terre, dei suoi parenti e mi promette che quando verranno in ITALY ci troveremo.

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Riflessione: ma….come vanno i nostri ragazzi??? Credo che questa band sia veramente all’apice, è maturata molto, a parte Phill e Jeff di cui per me è inutile parlarne :) , grandissimi, mi sembra ci sia sempre più affiatamento e anche la chitarra è ben viva e al centro della scena, una goduria sentirli e vederli…la batteria pompa e fa il suo dovere ed anche di più!!!  mentre i cori aiutano ad inspessire il corpo della songs senza mai sbordare oltre.

La band ritorna e si inizia alla grande con China-Rider

seguita da Cassidy, ben cantata da Bobby con una grande e dolce chitarra di John Kadlecik…ottima versione

QUALCUNO dall’alto sorride lo so!!!

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Attaccano Passanger, bella corposa, Phill ed i coristi perfetti, canzone sottovalutata che a me piace molto, un bel rock che scalda gli animi.

poi sfuma in una The Mountain Song che mi sembra un po’ pretenziosa e forse un poco inconcludente…ma arrivano Scarlet

e Fire

a scaldare gli animi

e come se non bastasse si passa a Standing On The Moon con Bobby che inizia le danze, John che la addolcisce con un suono che ricorda il nostro Jerry e Bobby che intona le prime parole……ci portano su, su dove le parole però non possono essere udite e dove solo i sogni diventano realtà…

“I would rather be with YOU
Somewhere in san francisco

Standing on the moon
With nothing left to do
A lovely view of heaven
But Id rather be with you – be with YOU”

….e finisce così infuocata con questo canto disperato però pieno di speranza…..ma…..questa sera non c’è posto per la tristezza ed allora ci catapultano per le strade di Castro e Mission e per l’ennesima volta mi becco Shakedown Street che danzante ci conduce verso il gran finale con Gloria

ben interpretata da Bobby che mi sembra molto in forma, tutta la band è molto carica come pure Jonathan Wilson e Lukas Nelson. Brevissima pausa, Donor Rap e l’encore chiude la serata…

partono che sembra proprio Cosmic Charlie ma virano subito in Revolution…ma va bene lo stesso…

“Don’t you know it’s going to be alright, alright, alright

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Non vorremmo più uscire dall’anfiteatro per cercare di tenere ancora fermo questo stato d’animo, questa aura di fratellanza, di buone vibrazioni ma dobbiamo proprio andare, ammiccamenti, abbracci con i nostri nuovi amici e con la promessa che ci rivedremo domani sera…

ok, sure cause it’s going to be alright, alright, alright :)

Attenti ragazzi.

State per essere abbandonati su un’isola deserta.

Potete prendere solo la vostra maglietta preferita dei Dead,  e soli dieci-dischi-dieci che potranno farvi compagnia.

Avete poco tempo per decidere…. fate le vostre scelte, suvvia!

Regole del gioco:

1. indicare solo dieci dischi;

2. nessun limite di genere;

3. non conta l’ordine con cui li elencate: il primo disco dell’elenco non deve essere per forza il “preferitissimissimo”;

4. non servono recensioni o giustificazioni della scelta (se lo fate, comunque, non ci arrabbiamo);

… ah, dimenticavo: se non mettete almeno un disco dei Dead, vi cancello il post (… scherzo! :-D )!

gratefuldead_may77_productshot3Aspetto con ansia l’arrivo del pacchetto :)     …..sarà lunga fino ai primi di luglio…….

Mi sembra non se ne sia mai parlato in questo blog della band californiana KALEIDOSCOPE.

Ne approfitto per postare questi video, fra i pochissimi in circolazione, se qualcuno non la conosce può essere uno spunto per approfondire la materia, lancio inoltre un appello a chi la conosce già ed ha materiale audio tratto dalle poche cose disponibili con i trades….se avete qualcosa postate sotto please!

Sono riuscito ad avere solo un live al Club 47, Cambridge, MA, datato 1969 ma in realtà è più probabilmente del 1967 ( il Club 47 è stato chiuso nel 1968).

Per avere la visione completa della band basta avere PULSATING DREAM che contiene i primi 4 cd, ops, volevo dire Lp più altre cose interessantissime relative sempre a quegli anni. Naturalmente non può mancare When Scopes Collide del 1976 che a mio avviso è fra le migliori cose che hanno fatto.

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Buona visione

 

Questo video non l’avevo mai visto.

Jerry con David Bromberg al dobro e Mimi Farina (fra gli astanti anche Bob Weir) sui prati di  Woodstock

 

….ci aggiungo anche questo……mica male…..

Buona domenica a tutti

Cologne, BS – cinque febbraio 2013 – un paese “quasi” fantasma ci ospita per l’unica data italiana della mitica band LITTLE FEAT.
Tutto merito della tenacia della ormai storica ADMR di Chiari (associazione Amici per la diffusione della musica rock) che è riuscita anche questa volta a organizzare un grande evento rock.

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L’occasione è ancora più importante perché ci incontreremo (Thomas ed io) con Pierluigi e Guerrino.
Il “gota” del Buscadero (che ha collaborato con ADMR all’evento in questione) è anche presente per l’evento e credo presto leggeremo la recensione del concerto, ed allora …eh, eh, eh…..come poteva mancare anche il “gota” del mitico, grande, italianissimo blog dedicato ai Grateful Dead????? :)

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Un paio di ore di concerto fra alti e bassi con l’ottimo inizio Rocket In My Pocket, una Representing The Mambo che di sicuro non mi mancherà, le mitiche Spanish Moon, Dixie Chicken e Fat Man In The Bathtub e le nuove songs prese dall’ultimo ROOSTER RAG…non male a mio avviso….di questi tempi come si fa a creare qualcosa di nuovo e sorprendente?…quindi mi accontento.

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Salome mi ha riportato indietro al primo disco: sensazioni e profumi…un deja’ vu….ma forse è solo una mia impressione. Naturalmente pezzo forte dello show una grande versione di Willin’.

After show: ci ritroviamo fuori il cinema teatro a commentare lo show, un pelino di amaro in bocca per qualche arrangiamento un po’ “lezioso”….ma si sa noi DEADHEAD siamo abituati molto bene e pochi gruppi come i nostri beniamini ( GD, Furthur, etc) riescono a trasmetterci sempre e comunque grandi vibrazioni. Credo anche qualche aspettativa di troppo o semplicemente la scelta delle songs…

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Comunque queste piccole cose non offuscano il mio ricordo di questo concerto: i Little Feat rappresentano per me una delle band fondamentali del rock, sono cresciuto anche con il loro sound e non solo quello psichedelico.
Una bella occasione per stare assieme ascoltando grande rock…quando mai mi capiterà ancora di ascoltare una grande WILLIN’ come quella che ci hanno proposto in questa serata???

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Un unico rammarico: non essere riuscito a passare più tempo con Pierluigi e Guerrino….se non ci fossero stati di mezzo gli impegni lavorativi del giorno dopo di sicuro facevamo l’alba. :)

Un abbraccio a tutti.

Da parecchi giorni mi ronza nella testa l’inizio di Jack Straw, c’ho pensato su un po’ e mi sono deciso a capirci un po’ di più….

Quindi mi sono tradotto il testo ed ho fatto qualche ricerca (santo internet, siempre!!!).

La traduzione è più sotto, non è proprio letterale, ma credo che renda meglio il significato che ho colto dall’inglese. In realtà l’interpretazione può essere diversa… ce ne sono almeno tre… La mia fonte primaria naturalmente è: http://artsites.ucsc.edu/GDead/agdl/jstraw.html;

qui un certo Josh Wilson propone tre interpretazioni, tutte e tre buone ma nessuna certa, io propendo in parte per la prima ed è su questa che ho basato tutta la traduzione. Naturalmente potrà essere fallata e per gli eventuali errori mi appello alla vostra pazienza e bontà nel correggerli ed aiutarmi a migliorala.

Ciò che riporto sotto è per chi (differentemente da me) ne conosce di musica, ed in questo blog so che ce ne sono parecchi …

La song è in Key: E

Chords used: E, Esus4, F#m, C#m, A, Bm, D, G#m, B, E7, F#7sus4, F#7.

Questo è un buon link per chi vuole provarci con la chitarra…..http://tabs.ultimate-guitar.com/g/grateful_dead/jack_straw_crd.htm

Comunque bando alle ciancie:

La band parte sorniona… il preambolo musicale dura pochissimo, il cantante ti sbatte subito in faccia queste prime strofe e ti ritrovi subito in corsa, fra un treno ed un altro, nella polvere del 4 di luglio…

La ritengo una delle migliori canzoni per iniziare un show: pronti e…bum, uno schiaffo in faccia, subito nel bel mezzo della scena!

Ho letto da qualche parte che i primi due versi della prima strofa hanno creato qualche problema alla band per via di certi movimenti femministi dell’epoca.

Inoltre questa prima quartina la “sento” molto autobiografica, comunque spiega bene anche il forte legame che c’è tra i due desperados che stanno scappando.

Ci possiamo spartire le donne

Ci possiamo spartire il vino

Ci possiamo spartire le tue cose

Perché ci siamo spartiti le mie

Continua a correre

Ancora un miglio per scamparla

Continua a correre, amico mio

Sei troppo lento

Northrop Auditorium, University of Minnesota, Minneapolis il 19 ottobre del 1971, in questo show debuttaKeith Godchaux e per la prima volta viene presentata anche JACK STRAW, una versione veramente buona, con un notevole lavoro alle voci.

La canzone è cantata completamente da Weir e solo a partire dal 10 maggio 1972 al Concertgebouw – Amsterdam, alcune strofe le canta Jerry, probabilmente la parte di Shannon e questo cambia la prospettiva alla canzone…vale la pena approfondire ancora un po’ il carattere dei due personaggi, e qui trovate alcune cose interessanti.

Nella strofa successiva Shannon si libera di una guardia, Hunter lo caratterizza come il violento e potrebbe essere lento proprio perché ferito nella colluttazione.

Ho sistemato il guardiano

Appena fuori del recinto

Gli ho preso l’anello, vale almeno quattro dollari

Non ce l’ha mandato il paradiso?

A questo punto ho letto fra le righe la disperazione di Jack che con tutti i propri sensi allertati si rende conto di avere appresso un compagno pericoloso……

Sono tutt’orecchi, Shannon

Mi sforzo la vista per vedere
 (sono sulla difensiva)

Fare fuori un uomo a sangue freddo, Shannon

Potrebbe toccare a me

Ora l’idea prende sempre più forma: “il sangue sulla punta di un coltello”, questa frase la si trova anche nel testo di EDWARD, la Child Ballad #13, che parla di un fratricidio….Jack sta veramente valutando l’idea che Shannon possa liberarsi di lui, potrebbe però anche essere il contrario: per non rischiare Jack elimina Shannon…Hunter rimane vago e lascia aperta qualsiasi interpretazione….

Eravamo abituati a darci da fare per l’argento

Ora c’è di mezzo la nostra vita

Uno è per lo sport e uno è per il sangue

Sulla punto di un coltello

Ora il dado è tratto

Ora devo decidermi

Non c’è un vincitore in questo gioco

Chi non torna a casa tutto intero

Non tutto intero …

Segue una bella visione bucolica del paesaggio che li circonda, si sente l’afa, il cielo terso puntinato di aquile….poche righe ma sembra di contemplare uno di quei paesaggi di praterie con indiani e cowboys dei pittori americani dell’epopea western.

Lasciando il Texas

Il quattro di luglio

Il sole così caldo, le nuvole così basse

Le aquile riempiono il cielo

Nelle prossime due quartine si sente l’urgenza dei due fuggiaschi che rincorrono il treno, vi salgono a bordo… a proposito è appurato che il Great Northern
 non è il nome di un treno ma quello della linea ferroviaria, comunque il tutto è ben spiegato qui: http://artsites.ucsc.edu/GDead/agdl/jstraw.html.

Dal mare al mare splendente” Hunter riporta questa citazione da “America the Beautiful”, parole di Katherine Lee Bates, (1859-1929)…prima pubblicazione proprio il 4 luglio 1895…Hunter è un genio….ci ha dato anche la data precisa in cui avviene il fattaccio???

Jack suggerisce il percorso da fare per sfuggire alla cattura, ed è plausibile possa essere: Santa Fe’ in Texas vicino a Galveston sul Golfo del Messico –>Cheyenne, nella Roger Mills County, Oklahoma –>Tucson, Arizona; mentre Shannon propone Tulsa, a est di Cheyenne per sistemare certe cose ancora in sospeso…

Se teniamo per buona questa interpretazione, Dal mare al mare splendente” può suggerire la tappa finale e cioè dall’Atlantico (Santa Fe’ – Golfo del Messico) al Pacifico (via Tucson fino in California). Qui il mito è preponderante: ogni fuga alla ricerca di una vita nuova, salvifica, porta all’Ovest, alla California in ultima istanza fino alla sponde del Pacifico….perchè “mare splendente” mi ricorda la luce dorata e l’entrata della Bay Area a San Francisco è chiamata Golden Gate ed in questa città meravigliosa l’aria profuma… e la musica ti inebria….e……

Prendiamo il Detroit Lightning

Fuori Santa Fe

Il Great Northern fuori Cheyenne

Dal mare al mare splendente

Dobbiamo arrivare a Tulsa (con)


Il primo treno su cui possiamo saltare

Devo sistemare una vecchia storia

E’ un piccolo punto di orgoglio …

Adesso Jack rimugina sul da farsi, ormai braccato non vede via di fuga ………se non da solo, liberandosi del compagno….

Non c’è posto dove un uomo possa nascondersi, Shannon

Nascondilo

Non c’è un letto dove ci possiamo riposare, man,
(tutto ciò)

Ci obbliga alla fuga

Arriviamo al punto cruciale della storia supportato dal grande lavoro di Garcia: ci trasporta sulla scena lasciandoci senza fiato fino a quando il cantante brutalmente confessa: Jack Straw da Wichita, è lui l’assassino e questo grido alla fine diventa liberatorio e tutto d’un fiato Jack scava la fossa e lo “adagia” perché nonostante tutto Shannon rimane il suo pard, probabilmente proprio la sua morte salva Jack dagli inseguitori.

Jack Straw da Wichita

Scanna il suo amico

Scava per lui una tomba poco profonda

E lo adagia giù

Al mattino riprende la corsa: è rimasto solo e realizza che in ogni caso anche il suo tempo sta per scadere….

…però più sotto Jack dice tra se: Un uomo se n’è andato e un altro sta per andarsene, pensa alla propria sorte e ricorda la fine di Shannon, messa così sembra quasi che sia morto per le ferite, forse per questo motivo era lento nella corsa, ed infatti se lo ripete ancora ricordando: Il mio vecchio amico si muove troppo lentamente.

Forse Jack allora non è un assassino ed è arrivato anche lui alla fine della corsa…

Mezzo miglio da Tucson

Alla luce del mattino

Un uomo se n’è andato e un altro sta per andarsene

Il mio vecchio amico si muove troppo lentamente

Ci possiamo spartire le donne

Ci possiamo spartire il vino…..

Qualche altra notizia:

Nel sito ufficiale dei GD c’è una notizuola relativa ad un paio di quartine che non compaiono nel testo ufficiale, quindi rimane ancora qualcosa da capire, magari cambia un po’ la prospettiva delle cose….

Beh ormai lo sanno anche i sassi, la canzone non compare in nessun album di studio, dalle nostra parti la prima versione l’abbiamo ascoltata su EUROPE 72, il mitico triplo……… ci sono anche i fortunati che erano ai concerti del tour europeo :) che l’hanno ascoltata in anteprima…… (CHI SA PARLI!!!!!!!!!)

Qui trovate un sito interessante (fino a ieri non lo conoscevo) dove c’è una classifica in ordine di preferenza delle varie versioni di Jack Straw e di altre songs dei Dead: dite la vostra!

Non ho un’idea ben precisa di quale sia la migliore versione ma ricordo una mattina in auto di qualche anno fa…era forse il 1995, me ne andavo a tutta manetta con una Jack Straw a palla…fantastico….tratta dallo show Dean Smith Center, Chapel Hill, NC del 24 marzo 1993, Weir non proprio precisissimo al canto ma tutto molto coinvolgente e con un grande Garcia!

La sorte poi ci porta allo Spartan Stadium, San Jose State U, CA il 1979-04-22  (versione un po’ fiacca) alla prima di Brent Mydland…lo show inizia proprio con Jack Straw, molte volte è usata come opening act a far data dal 14 ottobre 1977 al Hofheinz Pavilion, Houston, TX.

A questo punto ci regaliamo il video del 1972 a Veneta, Oregon trattodal film Sunshine Daydream…..e buona visione.

Adesso siamo giunti alla fine, Soldier Field – Chicago, IL, sabato 8 luglio 1995 , brano di apertura;

Jack & Shannon si avviano verso la loro ultima avventura, domani sarà l’ultimo show….

Eravamo abituati a darci da fare per l’argento

Ora c’è di mezzo la nostra vita!

Alla luce del mattino

Il mio vecchio amico si muove troppo lentamente

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The Watching Fence Jumpers

Il nostro amico Guerrino ci regala il racconto del concerto di Zurigo del tour europeo di Band of Heathens:

Arriviamo a Zurigo nel primo pomeriggio per la prima data del tour europeo di Band of Heathens, una delle band americane più interessanti degli ultimi anni. Per me la più interessante. Era dai tempi di By The Light Of The Moon dei Lobos (1987!!!) che non rimanevo così impressionato da qualche nome nuovo.

Nulla di rivoluzionario, naturalmente, ma la summa della musica che più amiamo e che rappresenta la colonna sonora della nostra vita con echi di The Band, Little Feat, Grateful Dead, di cui i nostri dispensano con regolarità a ogni show una cover, e quel fantastico mix di generi che costituiscono la grande musica popolare americana del ’900.

Loro vengano da Austin, Texas e, a parte un paio di tour in Europa nord continentale e nonostante 6 dischi all’attivo, rimangono un gruppo prettamente locale, che si può ascoltare live in genere nel Lone Star State o nel vicino Colorado, raramente sulle coste.

Per questo non ci facciamo sfuggire l’occasione della data svizzera di questo nuovo tour che ci fu pre annunciato con una e-mail qualche mese fa proprio da Trevor Nealon, il tastierista della band texana ( e grande DeadHead).

30345_10151281188854239_2140631974_nLo show si tiene al El Local, un bel bar sul fiume che attraversa Zurigo in perfetto stile southern, tutto in legno, con un bel soppalco e pieno di immagini del Che Guevara e riferimenti all’eroe della rivoluzione cubana.

Il logo del locale è poi molto curioso perchè è un mix della classica effige del comandante con basco e cappelli lunghi con il volto di Elvis (la cui visione politica era alquanto distante da quella del comandante).

Lo show è previsto per le 20:30 ma siamo già in zona alle 19.00 e ci accomodiamo per una birra.

Il locale/El Lokal è abbastanza piccolo (il soundboard ad esempio è montato su una piccolissima e apparentemente precaria piattaforma a “balcone” sopra la porta di ingresso!) e ancora di più lo è il “palco” più adatto a ospitare un folksinger solitario seduto su uno sgabello che una band i 5 elementi con tastiere, batteria e un certo numero di chitarre da far ruotare durante lo show (tutte bellissime e sfavillanti, sia Gibson che Fender).

Appena seduti ci imbattiamo in Gordy Quist, uno dei 2 front man del gruppo che non nasconde la sua sorpresa di sentirci arrivare dall’Italia per un loro show e chiama Trevor Nealon con il quale ci eravamo scambiati qualche mail suggerendoci a vicenda alcuni show dei Grateful Dead.

Trevor è molto gentile e ci ringrazia per essere arrivati dall’Italia con tanta “Cold Rain and Snow” per poi raggiungere gli altri al tavolo per la cena.

L’atmosfera è molto bella, rilassata, intima, il pubblico si distribuisce un po’ dappertutto, ai tavoli, sulle scale, al bancone, sul soppalco. Credo che non arriveremo alle 150 persone.

band of heathens

Alle 20:45 i ragazzi si accomodano sul palco non senza qualche difficoltà per appoggiare chi una bottiglietta di acqua, una birra, qualche bicchiere di vino rosso e cominciamo a “scaldare” gli strumenti.

Partono con la classica L.A. County Blues a cui legano una graffiante dei Beatles con Ed Jurdy alla voce solista. Ed è il leader sul palco, praticamente l’unico che dice 2 parole e presenta gli altri componenti della band. Insieme a Gordy si fa carico di cantare la maggior parte delle canzoni scambiandosi spesso la parte anche negli assoli di chitarra.

BoH

L’inizio è entusiasmante e il gruppo è già ben compatto e in sintonia con un basso puntuale, un drumming raffinatissimo e i gli interventi “black e jazzy” di Trevor Nealon alle tastiere.

Un saluto al pubblico di Zurigo e si riparte subito con Polaroid, ballata country dall’ultimo album che si lega a Right Here With Me dal secondo lavoro in studio della Band, l’ottimo One Foot in The Ether.

Don’ t Call Me On che segue presentava al mondo gli Heathens aprendo il primo omonimo album e si unirà in jam a sorpresa in Gimme Some Lovin’ per poi ritornare su stessa. La jam è eccellente dal punto di vista musicale, un po’ tirato e sopra le righe invece il modo di cantare di Ed ma rimarrà un caso isolato. Come quasi isolata rimarrà la jam poiché lo show si svilupperà su singoli brani piuttosto che su momenti di improvvisazione (peccato perchè ne sarebbero capaci).

Piccola pausa per un sorso di vino rosso e Gordy imbraccia l’acustica per due ballate, Shotgun e la dolcissima Maple Tears sempre dal primo album che forse rimane il migliore.

Gordy canta molto bene e, anche se la sua voce è meno particolare e riconoscibile di quella di Ed, è quello che preferisco.

Baby Ain’ t Got No Home è un pezzo soul che ospita un bel intervento di Trevor alle tastiere seguito da interventi solistici di Seth Withney al basso e Gordy alla elettrica.

Il suono è compatto, l’interplay tra i membri della band eccellente, si sente che suonano insieme da tempo, pressocchè perfetti ma al tempo stesso caldi, anzi caldissimi.

Lo show prosegue con Gris Gris Satchel, una ballata dallo stampo antico, e Medicine Man entrambe dall’ultimo e terzo album in studio Top Hat Crown & The Clapmaster’ s son.

Medicine Man è un rock classico con un riff semplice e accattivamente aperta spesso in concerto con un vibrato alla John Cipollina (non qui a Zurigo però…).

Dopo Talking Out Lou, bellissima, Gordy imbraccia l’acustica per presentare una ballata nuova che sarà presumibilmente nel nuovo album della band che si preannuncia molto bello. Si intitola Caroline Williams ed è una ballata intensa e emozionante che diventerà sicuramente uno dei brani di punta dei texani.

Segue un altro brano classico, la ballata folk Judas ‘Scariot Blues dal Live at Antone’s e poi Ed presenta Joshua (Cain) addetto al merchandising e loro storico “official taper” per fare un po’ di promozione all’instant live della serata (disponibile però solo su usb in formato Mp3, niente cd).

Ci avviamo alla fine dello show con Last One Standing, altro brano nuovo, ballata classica alla Jackson Browne, cantata e quindi immagino anche scritta da Gordy, l’anima lirica della band, per terminare con la rockeggiante You’re Gonna Miss Me ancora dal secondo album.

Sarebbe complesso scendere dal palco visto il poco spazio a disposizione e quindi i ragazzi rimangono al loro posto per l’encore di rito. E’ Trevor che a questo punto dice agli altri “Let’ s get another tune for the guys from Italy” e dopo una breve consultazione attaccano Deal. E’ vero che questo pezzo di Jerry è un classico del loro repertorio, ma credo proprio che in questa situazione l’abbiano fatta per noi sapendoci grandi appassionati dei Dead. E infatti Trevor ci cerca con lo sguardo tra il pubblico (eravamo a 3 metri) e lo ringrazio sorridendo con un gesto della mano.

La cover è abbastanza fedele all’originale con begli assoli di Ed e Gordy e un Trevor Nealon scatenato alle tastiere.

Chiude lo show, dopo 2 ore ininterrotte di musica, una spettacolare Jackson Station tra l’entusiasmo del pubblico. Unitamente ai 2 brani di apertura, alla nuova Caroline Williams, il doppio encore rappresenta sicuramente l’ highlight della serata. Una splendida serata.

Compro l’ultimo Cd per farmelo firmare, Trevor ci scriverà una bella dedica, e salutiamo tutti con la promessa/speranza di rivederci in Texas!

Ho scritto queste semplici righe dopo un po’ per non raccontare a caldo, sull’onda dell’entusiasmo del momento (già non sono oggettivo……) e dopo aver ascoltato lo show diverse volte (scaricato dal sito ufficiale della band per nemmeno 5$ come tutti gli altri del tour.).

Molto belli anche i concerti tedeschi.

A Monaco, la sera successiva a Zurigo, hanno fatto una cover dei Mother Hips, band “contemporanea” di San Francisco che non conoscevo. Il brano si intitola Transit Wind ed è, a mio avviso, nella versione degli Heathens un pezzo epocale.

A Francoforte lo show è stato caratterizzato da 2 cover dei Dead, Mississippi Half Step-uptown toodeldoo e Brokedown Palace.

Ad Amburgo, forse il più bello dei 3, hanno riproposto tra le altre le bellissime Philadelphia e Hurricane e la nuova Old Standby che presumibilmente apparirà sul nuovo album.

Una grande, grandissima band!

A presto.

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Buone Feste a tutti. :)

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