Rolling Stone Magazine Italia di dicembre 2008 dedica quattro pagine ai Grateful Dead.

Cosa dice l’articolo?

Non aspettatevi grandi ricostruzioni, grandi biografie o discografie; lo spazio a loro dedicato è di quattro paginette, di cui almeno tre coperte da foto.

Si parla poco di loro.

Il focus dell’articolo è incentrato solo sul loro modo di stare sul mercato, che, secondo l’autore ha “anticipato il modo contemporaneo“.

I Dead, come noto, invitavano i loro fans a registrare i loro concerti. Nel tempo si era sviluppato un (florido) mercato in cui i fans si scambiavano/vendevano, nel parcheggio  antistante il concerto (discorso che dovremo necessariamente affrontare in un prossimo post), i tape con i diversi concerti (all’epoca si registrava su nastro!).

Orbene, secondo l’autore dell’articolo de quo, permettendo tale pratica, i Dead – oltre a fidelizzare i suoi fans – “facevano i soldi”  sostanzialmente nel merchandising: più gente ascoltava i nastri, più persone avrebbero comprato magliette, cappellini e soprattutto i biglietti dei concerti.

Tale fiducia nel “mercato secondario” dei Dead è stata assolutamente pioneristica:  ha anticipato quelli che dovranno essere i modelli di business del prossimo futuro per tutti gli artisti.

Buono a sapersi, dunque. A me fa un po’ ridere pensare che una band simbolo del movimento hippie e della Summer of Love, una band decisamente alternativa e controcorrente per stile di vita e pensiero rispetto agli standard dell’America (una volta avrei dovuto aggiungere “borghese“), una band che ha all’attivo numerosi concerti gratuiti per i suoi fans, venga preso a modello dai guru dell’economia capitalistica. Avevano ragione i “veci” hippie fricchettoni?

Una nota personale. Mi fa piacere evidenziare come, nel sottotitolo dell’articolo, R.S. riferisca che i Grateful Dead: “Sono stati la rock band americana con più seguito di tutti i tempi. I loro raduni erano un grande momento di comunità“.

Se è così, perchè in Italia non se ne parla… mai?!?

Il fatto che un magazine di rilevanza nazionale come R.S., con un vasto pubblico giovane, parli di Jerry e soci, mi fa sperare che qualchuno di questi  “giovani” si appassioni a loro.

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