Un caro amico, dopo aver visitato questo blog, mi ha (bonariamente) “sgridato“.

A suo avviso, pur avendo più e più volte utilizzato il termine “DeadHead“, non avrei mai spiegato/definito cosa intendo con ciò.

Confesso che io ho dato per scontato che chiunque approdi in quest’angolo telematico sappia a cosa ci si riferisce quando ci si definisce DeadHead.

Confesso che io davo per scontato che, tra le righe, si intuisse facilmente cosa si intenda con “DeadHead” (il mio amico, infatti, rientra in questa seconda  ipotesi).

Non so se ha ragione il mio amico, che ritiene necessario spiegare espressamente la cosa.

Nel dubbio, o come si dice “per non sapere nè leggere, nè scrivere“, correggo questa mancanza, riportando pari pari la definizione di Wikipedia della voce “Dead Head” (tradotta parzialmente, e nemmeno troppo bene secondo me, in italiano!).


Deadhead
 è il nome con cui viene chiamato il fan o, se si vuole, il “fedele” del gruppo statunitense Grateful Dead. I deadheads furono dei veri e propri seguaci del gruppo, cultori della loro musica, così numerosi in giro per il mondo da potersi quasi chiamare una “setta”.

Stile di vita e comportamenti

Quello del deadhead è un vero e proprio stile di vita, con delle regole ben precise e un codice comportamentale, che si accosta soprattutto al pensiero hippie della fine degli anni ’60. In genere il deadhead cercava di seguire il più possibile i concerti del gruppo quando questo era ancora attivo, visto che per l’appunto ogni concerto diveniva un vero happening, dove l’utilizzo di sostanze stupefacenti e allucinogene era elevatissimo e la sequenza dei brani e le improvvisazioni corali cambiavano, naturalmente, di sera in sera: questo permetteva quasi aideadheads di prender parte loro stessi ai concerti, diventando parte attiva e integrante del concerto, tanto importanti quanto i membri della band, come suggeriscono i componenti dei Grateful Dead.

Si distinguevano tra tutti i deadheads i cosiddetti spinners (anche noti come the family of unlimited devotion): vestiti in modo molto semplice, giravano su se stessi durante i concerti del gruppo per raggiungere un altro stato della conoscenza e a volte si inginocchiavano per “pregare” il loro “dio” Garcia. Va comunque detto che né Garcia né gli altri componenti del gruppo hanno mai approfitato di questa devozione e hanno, anzi, sempre rifiutato tale sorta di “divinizzazione”.

Dato che i Grateful Dead promuovevano la cosa anche provvedendo a mettere a disposizione delle zone specifiche o mantenendo i prezzi dei biglietti bassi, i fan registravano quanti più concerti possibili, che venivano poi scambiati e fatti girare con il beneplacito della band: tutt’ora su internet sono moltissimi i siti dove i vecchi e i nuovi deadhead si ritrovano per dibattere e scambiare materiale.

Qui trovate la voce ammmericana, un po’ più completa.

Chiaro adesso?

🙂

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