Il ricordo dell’amico Guerrino di un viaggio americano e, soprattutto, di un indimenticabile concerto di Jerry e soci.

San Francisco, 30 dicembre 1985.

E’ questa la data del mio primo show che si svolse all’Oakland Coliseum dove erano in programma i 2 concerti di fine anno.

Eravamo in California per le vacanze di Natale. Speravamo di trovare anche i Dead in zona ma non ne avevamo alcuna certezza. Internet era ancora molto lontana.

Anzi pensavo che, anche se ci fossero stati, non sarebbe stato un grande evento perché i Dead non erano più quelli di un tempo e l’interesse per loro era diminuito.

Perlomeno questo era quello che si percepiva dalle nostre parti. Nulla di più sbagliato!

Appena arrivati a San Francisco, in giro per Market Street a tarda sera, ci imbattiamo nello Psychedelic shop ormai chiuso. In vetrina però in bella mostra la locandina dello show che John Cipollina avrebbe tenuto la sera dopo con gli Zero nel locale di Miss Keiko, il Chi Chi Club a North Beach (sono tornato 3 anni fa, il locale non esiste più da tempo). Torniamo la mattina, prima tappa di avvicinamento al concerto di Jerry & Friends!

Naturalmente ci dicono che entrambi gli show sono sold out. “E’ dal ’67 che è sold out” mi disse infatti un anziano Dead Head a Parigi 5 anni dopo! Ci raccontano però, in piena filosofia Hippy, che andando al Coliseum “with a large smile in your face” qualcuno ci avrebbe venduto il biglietto ……..

La sera del 29 dicembre siamo al Chi Chi per John Cipollina, uno dei miei miti con Jerry. Anzi, per fare la solita semplificazione, personalmente considero Happy Trails il più bel disco della storia della nostra musica.

Avrei preferito trovare John con il suo pard abituale di quegli anni e cioè Nick “The Greek” Gravenites ma anche lo show degli Zero in questo meraviglioso piccolo club non è male! John è a non più di 10 metri da me al centro del palco e suona alla grande anche se in questo gruppo lascia maggior spazio agli altri (c’è anche un sax). Bel concerto anche se un po’ “fusion” per i miei gusti, una grande Little Wing tra le altre.

Il pubblico si infiamma (molte tie dye in sala) quando alla fine un tizio sale sul palco e dice:” Well, now you’re ready for the Grateful Dead!”. Io e soprattutto i miei amici Fabio e Nicola, amanti della buona musica ma non Dead Head, ci rendiamo conto che nelle prossime 2 serate nella Bay area si svolgerà qualcosa di importante : un concerto dei Grateful Dead!

La tensione sale. La gente per strada vedendo la mia Skull & lightning mi chiede se andrò al concerto. Mangiamo una pizza nella pizzeria preferita da Jerry a Berkeley e nel tardo pomeriggio del 30 percorriamo quindi in auto il lungo Bay Bridge che da San Francisco conduce a Oakland.

Già il parcheggio è emozionante con tanta musica che esce dai pulmini Volkswagen, stand di magliette e altri item “psichedelici” , dancers, gente in giro con il famoso cartello scritto a mano “I need a Ticket”!

Anche noi siamo ovviamente senza biglietto e veniamo avvicinati dai classici bagarini (colored). La cifra che chiedono è inverosimile, i biglietti saranno veri?

Si avvicina quindi un ragazzo con maglietta Tie Dye (look già rassicurante…) dice che alcuni amici non sono arrivati, ci cede 4 biglietti a un prezzo ragionevole. Entriamo nel grande Coliseum, 15.000 persone (anzi DH) circa.

Manca quasi un’oretta e facciamo un giro per il palazzetto fino al famoso soundboard, dietro al quale è stata tirata una rete da pallavolo e alcuni ragazzi stanno giocando. Ma le luci mandano i primi segnali, manca poco all’inizio dello show (alle 20:00 in punto se non ricordo male). In un battibaleno la rete da pallavolo scompare, salgono decine di aste con i microfoni: è la taper’s section!

Raggiungiamo il nostro posto alla destra del palco nelle prime file in basso. Già invidio chi si è sistemato nel Floor ma ci andremo anche noi nel secondo set.

Lo show inizia, partono con Gimme some lovin’> Greatest Story , una sorpresa per me che non conoscevo le abitudini di quegli anni. Si prosegue con West L. A. (uscirà solo nel 1987 nell’album “In The Dark”) Esau> Stagger Lee, Rooster, Tennessee Jed> L. L. Rain> Don’t Ease.

Primo set esaltante perchè è il primo che vedo ma onestamente nella norma a parte una stupenda Looks Like Rain: grande voce di Bobby e Jerry che esplora tutta la parte bassa della tastiera della sua chitarra. I Dead degli anni ‘80 non sono nella formazione da me preferita anche se all’epoca il compianto Brent Mydland era ancora discreto e meno invadente rispetto alla fine del decennio. Seduto sulla destra del palco lo apprezzo al’organo, meno al piano elettrico. Grande invece l’impatto delle due batterie. Ma gli occhi sono quasi sempre verso la sinistra del palco dove c’era Jerry (“ingombrante” sì ma solo perché magnetico!) .

We’ll be back in a just little bit. Finisce il primo set (dopo un’ora abbondante di musica) ed è l’occasione per raggiungere il floor proprio al centro del palco. La gente, riconoscendoci stranieri e chiedendoci se è la prima volta che vediamo i Dead, ci invita a andare avanti e ad avvicinarci al palco per vedere meglio! Eh sì, molto diverso rispetto alle nostre abitudini allo stadio o anche ai concerti……. Anche qui ci si rende conto di che cos’è (uso volutamente il presente perché con Furthur oggi l’atmosfera non è cambiata) un concerto dei Grateful Dead.

I Dead si ripresentano sul palco e attaccano subito con Mighty Queen per la prima volta suonata on stage.

Il brano di Dylan, portato al successo dai Manfred Mann’s, ci sorprende sia per l’originalità della scelta che per la brillantezza con cui è suonata, quasi più in stile Jerry Garcia Band che Dead. Jerry poi la canta particolarmente bene, si sente che il brano lo ha voluto lui e lo interpreta con gioia e intensità. La canzone si fonde presto in Samson & Delilah ma gli highlight dello show arriveranno con una splendida He’s gone, dedicata a Lenny Hart, padre di Mickey che sparì molti anni prima con i soldi della band e una delle mie preferite di sempre. Segue una breve Miracle che entra in Crazy Fingers (altra brano non frequente) che Jerry dilata fino a Drums/Space. Onestamente quando ascolto un concerto dei Dead che già conosco, salto spesso questa parte. Sentirlo però dal vivo, così da vicino, in una versione molto potente e tribale mi ha particolarmente emozionato. Ricordo in particolare le rullate potenti di Mickey che ci facevano tremare le viscere. La jam prosegue fino a diventare The Other One (una costante fortunata nei miei concerti di Dead/Furthur: sono a quota 4!) che entra in una splendida Wharf Rat, brano che nel tempo ho sempre più apprezzato. Una gioiosa Sugar Magnolia/Sunshine DayDream terminerà il set dopo circa 70 minuti di musica. It’s all over now è l’encore di un concerto tipicamente californiano, molto rilassato perché suonato a casa propria. Sarà una mia impressione ma ho sempre notato una certa differenza tra gli show della costa ovest rispetto a quelli suonati all’est, New York in particolare, più tonici e tirati.

IL concerto è terminato, non è stato lunghissimo (2 ore e un quarto di musica che stanno oggi comodamente in 2 cd) ma si riprenderà la sera seguente con il New Year’s Eve (con i Neville Brothers). Noi non ci saremo, andremo a una festa, non potevo pretendere di riportare i miei amici ancora al Coliseum. Ho ancora il rimpianto!

Con Jerry e gli altri ci si rivedrà solo 5 anni dopo a Parigi per il tour europeo del ’90 ma questa è un’altra (bellissima) storia.

Se il racconto vi ha stuzzicato l’apetito, il soundboard di quel concerto lo potete sentire qui.

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