Riporto quanto gentilmente inviato dall’amico Paolo. Il racconto di un viaggio, di un concerto e di una emozione, tra passato e presente.

Ciao a tutti.

Vi consegno il resoconto, moolto personale dei due concerti dei FURTHERS a Monterey il 7 e 8 ottobre.

Non credetemi, non sono proprio affidabile, sono uno pseudo DeadHead convertito moltissimi anni ma che ha avuto una nuova folgorazione sulla via di ….Monterey :-))

Non vi annoio sulle vicende che mi hanno portato in California (in realtà tutto è partito proprio per partecipare ai due concerti di cui sopra…), sta di fatto che ci troviamo (io e mia moglie) a passeggiare a metà pomeriggio a Monterey, incamminandoci verso Fremont Boulevard per poi raggiungere Fairground Road dove si trova la location dei due concerti, per intenderci la stessa delllo storico MONTEREY POP FESTIVAL, anno di grazia 1967, e già questo la dice tutta sull’aria che si respira…

Non siamo soli, ma a coppie, a gruppetti molto colorati,   molti altri si stanno dirigendo nello stesso posto, non possiamo sbagliare neanche volendo, i DEADHEADS si riconoscono subito, sia che abbiano pochi mesi o che siano ben oltre alla pensione.


Per prima cosa raggiungiamo il gate n.8 dal quale si accede ad un grande prato (Carnival lot) dove ci sono tutti i vendors con le magliette, gioielleria varia, ed altre cosucce interessanti quali spillette , manifesti etc..e ci ripromettiamo di ritornarci con calma il pomeriggio successivo.

Poi ci avviamo all’ingresso dell’arena per recuperare i biglietti veri e propri e ci mettiamo in fila con gli altri DH. Tutto molto ordinato, pacifico, rilassato. Nei parcheggi sul fronte strada gran numeo di vans di tutti le fattezze e di tutti i colori in una situazione surreale (almeno per me) dove sembrava che l’intera Haight Hashbury si fosse trasferita ed il tempo stesso si fosse congelato a quaranta e passa anni fa…..


Dopo i controlli di routine accediamo all’interno dove ben allineati ci sono gli stands “ufficiali” di varia mercanzia, e subito prenotiamo l’istant live della serata ed acquistiamo le magliette relative all’evento.

Facciamo un giretto per le bancarelle, una più bella dell’altra con un sacco di cose da comprare ma resistiamo, per oggi…..domani si vedrà…resisto a tutto tranne che all’acquisto di questi ammennicoli, e qui c’è da perderci

gli occhi :))

Entriamo nell’arena:  in fondo il palco, al centro il tendone con il mixer e tutto il resto, i Tapers stanno installando la loro attrezzatura, grazie a loro potremo, ritornati in Italia, recuperare le registrazioni (per altro ottime) di molti, se non tutti i concerti; i DeadHead cominciano adassieparsi; io e Nadia preferiamo gli spalti, anche se a livello di qualità sonora appurerò poi che si sente peggio, siamo al coperto, seduti ed abbastanza vicino al palco.

(Piccola parentesi: ho confrontato i cd ufficiali dei due concerti con quelli recuperati on line e devo dire che gli AUD sono veramente di ottima qualità. Con caratteristiche seppur differenti, le registrazioni sul campo permettono di immergersi meglio in quei particolari momenti di gioia e di stupore che puoi vivere ad un concerto dei Further, e se poi uno li ha vissuti direttamente regalano dei flash back veramente emozionanti.)

…arrivano sul palco, provano gli strumenti e si parte…rock ‘n roll con Promised Land che parte incerta, comunque grande sezione ritmica, muscolosa, più presente rispetto agli altri strumenti ma che dà una importante ossatura a tutte le songs. Mi è piaciuto molto anche il lavoro di Jeff Chimenti, che sin dalla prima canzone si mette in evidenza e si impone con la propria bravura, molto sciolto e cruciale in molti assoli. Segue Easy Wind, solida, cantata da John Kadlecik…certo non il vocione di PIG PEN….comunque versione che mi soddisfa molto ed è un piacere riascoltarla in cd, si sente (più a livello epidermico che altro) che non si sono ancora scaldati a sufficienza, ma le cose stanno andando per il verso giusto! Segue Pride Of Cuchamonga con una bella parte centrale blues ….. la parte cantata da Phill…..beh proseguiamo vah!!! e si arriva a Mission In The Rain e qui devo dire che Jerry mi manca tanto…per me questa è una delle più belle e intime canzoni di Jerry ma questa volta non percepisco le vibrazioni che mi aspettavo, probabilmente troppe aspettative portano alla delusione; magari a qualcun altro questa canzone ha trasmesso un’onda magica ma secondo me se veniva posizionata a fine primo set, quindi già belli scaldati e lanciati a mille, forse si ottenevano risultati maggiori. Si passa a Two Djinn, una canzone post-Garcia, dura circa 10 minuti ma raffredda un pò l’atmosfera magica che sto vivendo, ma forse è proprio questo il suo motivo d’essere, perché poi la scaletta si impreziosisce con Candy Man e … 

“Come all you pretty women

with your hair hanging down 

Open up your windows ‘cause

the Candyman’s in town”

…..e sì!! è arrivato in città e tutto è Ok adesso!!!! questo è il punto di non ritorno perché si prosegue con Mason Children!!!!!!!!!!!!!! ..anche se il coro sbaglia i tempi dell’entrata, la canzone parte alla grande, il concerto decolla, ottima versione, potente e solida, non ci sono sbavature e per me una delle migliori cose del primo set, quindi senza soluzione di continuità si arriva a The Mighty Quinn con Bob alla voce, of course, proprio bella ed indovinata per chiudere il primo set.

Tralascio la descrizione dei visi sorridenti e soddisfatti dei DeadHead che ora si muovono dentro e fuori l’arena come formichine colorate del più splendido sole californiano, ne approfittiamo per fare un giretto nell’arena e ritorniamo agli stands per bearci della vista di ogni sorta di ammennicoli ed anche perché no, per accedere ai bagni.

Si riparte con un grande secondo set!!!!!!

Any Roads, non male, poi Estimated Prophet che parte un po’ lenta però molto buona la parte vocale, sia Bob che Sunshine & Jeff Person, poi dopo circa un quarto d’ora le prime note di Deal ci fanno dimenare ed applaudire come matti, con tutta la band 

che si carica e si alterna agli assolo, grandi Jeff Chimenti e John Kadlecik….poi si scivola in Playing In The Band con Weir alla voce inizialmente un po’ in difficoltà… non siamo nel ’72, ma “solo” quasi quaranta anni dopo e non posso pretendere miracoli! comunque il feeling è quello giusto, la song è ben costruita quasi meditativa, ad un certo momento mi dico: caspita …. siamo a Monterey, siamo in California, i Furthur stanno suonando Playin’, mi sentivo come “svegliarsi improvvisamente da un bellissimo sogno e rendermi conto che invece è la realtà….una specie di epifania…..” poi quasi improvvisamente passano a Dark Star…..

Dark Star!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!       … non ci speravo che la suonassero!!!!!!  ed invece eccoci qua!! Purtroppo però non me la sono gustata a dovere perché ad un certo punto siamo stati disturbati dal movimento di alcuni poliziotti che hanno circondato un ragazzo che cercava di nascondersi proprio nella fila sopra alla nostra, quindi l’hanno bloccato, ammanettato e portato via…..mi figuro possa essere stato un pusher o pseudo tale…o forse no!?!……

(me la sto riascoltando adesso, e risulta personalizzata al punto giusto da non voler scopiazzare le inimitabili versioni dei GD e quindi risulta veramente valida) quindi Phill inizia a pompare col suo basso ed è Caution, grande e splendida sorpresa, con Bob alla voce molto più credibile che in Playing In The Band, (è chiaramente lui l’anchor man della band)  per finire poi con King Solomon’s Marble con un ottimo lavoro di Joe Russo e la grande chitarra di John, eccezionale!!!! ah dimenticavo il grande lavoro di Jeff Chimenti a circa metà canzone, lo sentivo e soprattutto lo vedevo lavorare sulle tastiere, mi viene la pelle d’oca proprio adesso a pensarci!

L’ho riascoltata molte volte, sia l’istant live che la versione Aud, anzi due versioni  AUD ed a mio parere è veramente buona, potente, senza cedimenti ed imperfezioni: una meraviglia.

Per me potremmo chiudere qui e sarei veramente appagato, però…. Bob parte con una quasi sussurrata Dear Prudence che fa il paio, in fatto di resa vocale, con Caution, la canta veramente bene, ebbbravo Bob!!!! Grande versione, grande Bob!!!  Ci prova anche Phill con una lunga Unbroken Chain, e ne viene fuori una piacevolissima versione jazzata anche grazie alle “mani sante” di Chimenti, una delle colonne portanti dei Furthur, poi la palla passa a John che ci lavora di fino mentre la sezione ritmica macina ritmo come una locomotiva sbuffeggiante…  si! questa versione dei Further mi entusiasma veramente e rende giustizia al grande Phill. Finale della canzone quasi triste/meditativo con la chitarra di John che la impreziosisce ulteriormente mentre irrompono i tamburi di Not Fade Away eh sì! “Love, Love Not Fade Away” 🙂 per allertarci che ci stiamo incamminando verso il finale del concerto, non senza prima il Donor Rap di Phill e l’encore….

chissà cosa faranno????  Touch Of Gray.    Appagante, cosa potevamo pretendere di più ???????  Beh, uno dei miei sogni è Brokedown Palace come encore, chissà se un giorno……..

intermezzo…… 

sabato mattina a Monterey, lunga passeggiata in una giornata stupenda di sole,  visi di DeadHead sorridenti 

che come noi ne approfittano per visitare questa bella cittadina, i peers, gli edifici storici, (un selciato attorno ad una casa storica è fatto con mattonelle di..ossa di balena!), noi abbiamo edifici di 2000 anni che si stanno sgretolando per incuria e incompetenza e loro hanno siti storici registrati di….100 anni fa, roba da ridere..ma sti’ americani sono fatti così!

La cosa che mi piace di più è vedere questi bambini con le loro belle t-shirt multicolori con scritto FURTHUR o GRATEFUL DEAD, ti scalda veramente il cuore.

8 ottobre 2011

Alle 18.00 siamo già davanti all’entrata, anzi no, forse 200 metri più in là perché siamo ordinatamente incolonnati, questa sera siamo veramente in tanti.

Niente acquisti però al Carnival lot perché la security ha fatto sloggiare i venditori abusivi (fatevi bastare il venerdì, straccioni…) peccato perché le cose più interessanti e veramente handcraft ce l’avevano loro! Qualcuno vende “qualcosa” mentre siamo in colonna, ci sono strani e veloci passa-mano, tutti pronti ed eccitati per la serata carica di tante aspettative e molti con il dito alzato: I Need A Miracle Everyday!!!!!!!!

Comunque da quando aprono i cancelli ci vuole poco per accedere al prato, al banchetto delle prenotazioni dei cd e via nell’arena sperando di trovare gli amici di ieri sera (Andrew e Romeo, una coppia simpatica -Romeo è stato anche in Italia ad insegnare non so quale materia-). Niente, si saranno  trovati un altro posto, noi invece ci posizioniamo più o meno come la sera precedente…sono un abitudinario.

Si comincia con Feel Like A Stranger, buona, non è una delle mie preferite dal repertorio immenso dei Dead ma va bene lo stesso, ci stiamo già tutti dimenando, l’aria che respiro e meno di aspettativa di ieri sera e più di “arrendevolezza”: fate quello che volete tanto questi momenti dal mio cuore non me li leverà mai nessuno!

In effetti quasi un quarto d’ora di durata, ma non stanca affatto.

Pochi secondi prima di iniziare la seconda song Nadia mi dice “……se facessero Althea….” e puntualmente parte proprio la migliore canzone di “Go to Heaven”, ci siamo guardati…beh, ho la pelle d’oca anche adesso che ve lo sto raccontando!!!  Questi sono i piccoli miracoli che si dice succedevano ai concerti dei GD ed adesso per estensione succede qui……

Il tempo scorre velocissimo e siamo già dentro School Girl e quasi non me n’ero accorto, poi arriva No More Do I, leggerina come tutte le canzoni del dopo-Jerry però mi piace, ci sta bene dopo School Girl, con il lavoro di Chimenti a impreziosire il tutto…  beh l’ho già detto che mi piace molto questo tastierista.

E siamo con Friend Of The Devil a metà del primo set, e devo riconoscere che il concerto risulta sino ad ora superiore alla serata precedente (mia sensazione) sicuramente meno indecisioni, più fluidità. Friend che in questo momento non ricordo bene, ………aspetta che me la voglio risentire………..caspita è veramente buona, in alcuni momenti leggera come una bolla di sapone…buona parte vocale…. chissà perché non mi era rimasta nella memoria… mistero!  Anzi no! a pensarci bene è stato quasi tutto resettato dalle prime note di Viola Lee Blues, potentissima,  mi è piaciuta tantissimo ed è una di quelle canzoni che anche risentite a casa ad un volume adeguato danno tante emozioni, risulta muscolosa al punto giusto e direi che è perfetta, l’ascolterei sempre…..una delle grandi cose della serata!!!

Cosa sta succedendo sto scivolando, sto lentamente scivolando in una sensazione di tristezza…ma questa è……….. Comes A Time“, una canzone a cui siamo molto legati io e mia moglie, beh, ci siamo commossi, è stato un grande momento, abbiamo sentito veramente la presenza di Jerry, ma nello stesso momento un vuoto incolmabile, un impatto che non mi aspettavo e che non si ripeterà più perché riascoltando  il cd a casa,  non riesco a  rivivere  il momento magico vissuto quella sera, praticamente per me Comes A Time si comporta al contrario di Viola Lee Blues!

Forse sarebbe il caso di aprire una discussione a parte per sviscerare meglio questo argomento.

Il primo set chiude in bellezza con Throwin’ Stones,  una canzone che anno dopo anno apprezzo sempre di più, io e mia moglie anche di più, cantiamo il ritornello a squarcia gola!!!

Veramente un grande primo set con la seconda parte da urlooooo!

Break. 

Solito giretto vicino la palco, ed anche vicino al mixer per bearmi della meravigliosa tecnologia di cui si servono per deliziarci con un ottimo suono, nella migliore tradizione Deaddiana.

Second set.

Eccheccaz…..questa sera mi vogliono morto: Golden road!  Perfetta e non dico di più, andate ad ascoltarvela, chiudete gli occhi, ed immaginatevi di essere assieme ad altri 6000 “individui saltanti e traballanti”….. no!, non siete nel 2011, avete fatto un bel tuffo nel 1967 e la musica arriva fino a  Haigh Ashbury!!!!!!

Shakedown Street, l’ho beccata anche a Philadelfia al concerto dei The Other One, ma dal vivo riconfermo che è piacevole, e poi ci sono delle belle parti strumentali…tutto ok!

Il concerto finisce qui.

Direte voi: ma sei scoppiato???

Già perché questo non è più un concerto, queste sono le mie fantasie più segrete che diventano realtà! Ma avete visto il set list da adesso in poi cosa ci ha portato????  ed io sono qui con la donna della mia vita in questa terra e con questa gente, e tutto ciò fino a poco tempo fa avevo anche solo paura a sperarlo! 

Truckin’

Let It Grow

Watchtower

Morning Dew—–>alle prime note io e Nadia ci guardiamo e sono preso da un senso di insicurezza, qui per sentire qualcosa di speciale bisogna andare a riprenderci in paradiso il “Vecchio Jerry” come lo chiamo io, ma questa volta John fa veramente il miracolo, c’ha messo il cuore e non solo la tecnica, questa è la via giusta per la gloria imperitura!!!!!!!

poi si fiondano subito in Help In The Way ad a seguire Slipknot

Eleven………Eleven!!!!!!!!!!!!!!!!!!!  sono al Fillmore nel 1969!!!!!!!!!!!

Franklin’s Tower

Beh che non crediate vi dica qualcosa di più di quello che ho già detto, andate a sentirvi lo show, tanto non riuscirei a trasmettervi le sensazioni che avevo in quel momento, ed è questa la differenza tra esserci e non esserci… a casa pretendo che le canzoni siano ben fatte , che trasportino in un altro mondo, che tutto proceda come una macchina perfetta, niente sbavature, niente ombre, solo le canzoni che ami di più etc…ma se sei in mezzo a loro alla fine non te ne frega niente perché entri in un altro livello di coscienza, diversa, che toppino pure, facciano quello che vogliono, l’importante è che siamo tutti qui in questo mondo irreale e politicamente scorretto, anche solo per qualche ora!

E’ per questo che dopo 16 anni dalla morte di Jerry siamo ancora tutti qui???????????

Alleluia!!!

Perbaccolina mi sono fatto prendere un po’ la mano eh..eh..eh..   🙂

e qui ora è ormai tutto finito……

Ci mandano tutti a casa con “One More Saturdy Night“, scelta quasi obbligata e ben accetta da tutti i DeadHead che saltano ballano e cantano a squarcia gola, poi tutto finisce veramente, la crew comincia a smontare l’impianto; pian piano, quasi al rallentatore usciamo dall’arena -vogliamo gustarci questi ultimi momenti il più possibile 🙂 – e ci incolonniamo per recuperare gli istant lives della serata che ci accompagneranno per i prossimi sei  giorni in giro per la California.

Pace fratelli

Un Buon Natale a Tutti.

Piccola considerazione: 

Nel concerto dell’8 ottobre ci sono ben quattro canzoni tratte dal primo ellepì, e magistralmente interpretate. 

Un significato ci deve essere per forza, ma non so ancora quale.

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