I ricordi dell’amico Paolo al primo ascolto (1996) del nastro del concerto del 11 gennaio 1973 alla MEMORIAL HALL NORTHWESTERN UNIVERSITY di EVASTON, Illinois.

Arieccoci!
Devo confessarvi che molti anni fa, ormai 15 se non erro, avevo velleità di poter mandare aventi una mia homepage, chiaramente incentrata sulla mia musica preferita. Avevo predisposto anche una pagina-raccoglitore di sensazioni relativa ai Dead (che avevo intitolato “Nightfall_of_diamonts”) ed avevo già buttato giù un paio di cose.

A quel tempo era tutto incentrato sullo scambio (a ripensarci mi sembra ancora un miracolo) di nastri direttamente dagli States grazie ad internet.

Così mi arriva un bel pacchetto con dentro un po’ di cassette fra le quali c’è il nastro relativo al concerto del 11-01-73 al MEMORIAL HALL NORTHWESTERN UNIVERSITY, EVASTON, IL.
Una chicca in assoluto il medley di cui vi riporto più sotto. Naturalmente sono le sensazioni di quel particolare momento e ben sappiamo che “ogni momento è unico con se stesso”, però almeno può invogliare ad andarlo a risentire…

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Jam del 11/01/73

(Morning Dew – Playin’ In The Band – Uncle John’s Band – Playin’ In The Band)
Questo nastro mi e’ stato passato da Eric Doherty , in alcuni momenti rasenta la purezza in senso assoluto….

La sua peculiarità è l’assoluta fluidita’ tra una song e l’altra; veramente stupefacente, completamente naturale, realmente come fosse un’unica canzone e non tre.
Soprattutto il passaggio tra MORNING DEW e PLAYING IN THE BAND, da brividi…..
nonostante le numerose sessioni di ascolto mi fa sempre questo effetto.
Qui è come guardare opere d’arte diverse in successione le quali si fondono in loro stesse nella continuità perchè non hanno una cornice che le limiti nello spazio….proprio così….hanno tolto la cornice alle canzoni….eh sì, non sempre succede…..si tratta sicuramente di un momento magico enfatizzato non solo dall’abilita’ tecnica ma anche dalla scelta delle songs, sicuramente fra le migliori del repertorio, quindi tutto ha contribuito a dargli quell’AURA particolare.
Per quanto riguarda la “purezza” citata all’inizio, invito alla concentrazione su MORNING DEW….
non è una chitarra che suona, cio’ che si sprigiona nell’aria è puro suono angelico, suono dell’anima.
Probabilmente quello che ora stanno ascoltando gli angeli (o chi per loro).
Mentre l’ascoltavo per l’ennesima volta ho buttato giu’ alcuni appunti forse sconclusionati… li riporto cosi’ come sono venuti, rappresentano cio’ che provavo in quel momento, domani chissa’ potrebbe essere una cosa diversa……

“…..piccoli tocchi di chitarra, sprigionano un senso di saggio minimalismo.
…quelle piccole cose che rendono la vita degna di essere vissuta, quasi si tratti di ossigeno per la nostra coscienza, propulsore per la continuita’.
…..in contrapposizione il basso (presente, forse quasi invadente???) a ricordarci che siamo di fronte a musica prodotta dall’uomo e non “roba celestiale”…….
il suono del pianoforte e’ minimo, quasi “timido”…..
le percussioni non sono altro che il battere del “tempo”, “rumore” del corpo musicale ….”

C’e’ un piccolo quadretto musicale che io chiamo “una finestra sull’anima” dal punto 94 (circa dal min. 9 al min.10) in poi del contatore per circa un minuto, poi Jerry riparte con l’assolo…
E’ sorprendente, probabilmente non ha nessun valore nell’economia della canzone, per me pero’ e’ il centro impalpabile dell’abilita’, della sincerita’, della tenerezza di Garcia……forse questo e’ il passaggio per raggiungere e capire Jerry dal “di dentro”…..

…….commozione totale…….

paolo, 1996

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Per adesso è tutto.

ciao

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