Il nostro amico Guerrino ci regala il racconto del concerto di Zurigo del tour europeo di Band of Heathens:

Arriviamo a Zurigo nel primo pomeriggio per la prima data del tour europeo di Band of Heathens, una delle band americane più interessanti degli ultimi anni. Per me la più interessante. Era dai tempi di By The Light Of The Moon dei Lobos (1987!!!) che non rimanevo così impressionato da qualche nome nuovo.

Nulla di rivoluzionario, naturalmente, ma la summa della musica che più amiamo e che rappresenta la colonna sonora della nostra vita con echi di The Band, Little Feat, Grateful Dead, di cui i nostri dispensano con regolarità a ogni show una cover, e quel fantastico mix di generi che costituiscono la grande musica popolare americana del ‘900.

Loro vengano da Austin, Texas e, a parte un paio di tour in Europa nord continentale e nonostante 6 dischi all’attivo, rimangono un gruppo prettamente locale, che si può ascoltare live in genere nel Lone Star State o nel vicino Colorado, raramente sulle coste.

Per questo non ci facciamo sfuggire l’occasione della data svizzera di questo nuovo tour che ci fu pre annunciato con una e-mail qualche mese fa proprio da Trevor Nealon, il tastierista della band texana ( e grande DeadHead).

30345_10151281188854239_2140631974_nLo show si tiene al El Local, un bel bar sul fiume che attraversa Zurigo in perfetto stile southern, tutto in legno, con un bel soppalco e pieno di immagini del Che Guevara e riferimenti all’eroe della rivoluzione cubana.

Il logo del locale è poi molto curioso perchè è un mix della classica effige del comandante con basco e cappelli lunghi con il volto di Elvis (la cui visione politica era alquanto distante da quella del comandante).

Lo show è previsto per le 20:30 ma siamo già in zona alle 19.00 e ci accomodiamo per una birra.

Il locale/El Lokal è abbastanza piccolo (il soundboard ad esempio è montato su una piccolissima e apparentemente precaria piattaforma a “balcone” sopra la porta di ingresso!) e ancora di più lo è il “palco” più adatto a ospitare un folksinger solitario seduto su uno sgabello che una band i 5 elementi con tastiere, batteria e un certo numero di chitarre da far ruotare durante lo show (tutte bellissime e sfavillanti, sia Gibson che Fender).

Appena seduti ci imbattiamo in Gordy Quist, uno dei 2 front man del gruppo che non nasconde la sua sorpresa di sentirci arrivare dall’Italia per un loro show e chiama Trevor Nealon con il quale ci eravamo scambiati qualche mail suggerendoci a vicenda alcuni show dei Grateful Dead.

Trevor è molto gentile e ci ringrazia per essere arrivati dall’Italia con tanta “Cold Rain and Snow” per poi raggiungere gli altri al tavolo per la cena.

L’atmosfera è molto bella, rilassata, intima, il pubblico si distribuisce un po’ dappertutto, ai tavoli, sulle scale, al bancone, sul soppalco. Credo che non arriveremo alle 150 persone.

band of heathens

Alle 20:45 i ragazzi si accomodano sul palco non senza qualche difficoltà per appoggiare chi una bottiglietta di acqua, una birra, qualche bicchiere di vino rosso e cominciamo a “scaldare” gli strumenti.

Partono con la classica L.A. County Blues a cui legano una graffiante dei Beatles con Ed Jurdy alla voce solista. Ed è il leader sul palco, praticamente l’unico che dice 2 parole e presenta gli altri componenti della band. Insieme a Gordy si fa carico di cantare la maggior parte delle canzoni scambiandosi spesso la parte anche negli assoli di chitarra.

BoH

L’inizio è entusiasmante e il gruppo è già ben compatto e in sintonia con un basso puntuale, un drumming raffinatissimo e i gli interventi “black e jazzy” di Trevor Nealon alle tastiere.

Un saluto al pubblico di Zurigo e si riparte subito con Polaroid, ballata country dall’ultimo album che si lega a Right Here With Me dal secondo lavoro in studio della Band, l’ottimo One Foot in The Ether.

Don’ t Call Me On che segue presentava al mondo gli Heathens aprendo il primo omonimo album e si unirà in jam a sorpresa in Gimme Some Lovin’ per poi ritornare su stessa. La jam è eccellente dal punto di vista musicale, un po’ tirato e sopra le righe invece il modo di cantare di Ed ma rimarrà un caso isolato. Come quasi isolata rimarrà la jam poiché lo show si svilupperà su singoli brani piuttosto che su momenti di improvvisazione (peccato perchè ne sarebbero capaci).

Piccola pausa per un sorso di vino rosso e Gordy imbraccia l’acustica per due ballate, Shotgun e la dolcissima Maple Tears sempre dal primo album che forse rimane il migliore.

Gordy canta molto bene e, anche se la sua voce è meno particolare e riconoscibile di quella di Ed, è quello che preferisco.

Baby Ain’ t Got No Home è un pezzo soul che ospita un bel intervento di Trevor alle tastiere seguito da interventi solistici di Seth Withney al basso e Gordy alla elettrica.

Il suono è compatto, l’interplay tra i membri della band eccellente, si sente che suonano insieme da tempo, pressocchè perfetti ma al tempo stesso caldi, anzi caldissimi.

Lo show prosegue con Gris Gris Satchel, una ballata dallo stampo antico, e Medicine Man entrambe dall’ultimo e terzo album in studio Top Hat Crown & The Clapmaster’ s son.

Medicine Man è un rock classico con un riff semplice e accattivamente aperta spesso in concerto con un vibrato alla John Cipollina (non qui a Zurigo però…).

Dopo Talking Out Lou, bellissima, Gordy imbraccia l’acustica per presentare una ballata nuova che sarà presumibilmente nel nuovo album della band che si preannuncia molto bello. Si intitola Caroline Williams ed è una ballata intensa e emozionante che diventerà sicuramente uno dei brani di punta dei texani.

Segue un altro brano classico, la ballata folk Judas ‘Scariot Blues dal Live at Antone’s e poi Ed presenta Joshua (Cain) addetto al merchandising e loro storico “official taper” per fare un po’ di promozione all’instant live della serata (disponibile però solo su usb in formato Mp3, niente cd).

Ci avviamo alla fine dello show con Last One Standing, altro brano nuovo, ballata classica alla Jackson Browne, cantata e quindi immagino anche scritta da Gordy, l’anima lirica della band, per terminare con la rockeggiante You’re Gonna Miss Me ancora dal secondo album.

Sarebbe complesso scendere dal palco visto il poco spazio a disposizione e quindi i ragazzi rimangono al loro posto per l’encore di rito. E’ Trevor che a questo punto dice agli altri “Let’ s get another tune for the guys from Italy” e dopo una breve consultazione attaccano Deal. E’ vero che questo pezzo di Jerry è un classico del loro repertorio, ma credo proprio che in questa situazione l’abbiano fatta per noi sapendoci grandi appassionati dei Dead. E infatti Trevor ci cerca con lo sguardo tra il pubblico (eravamo a 3 metri) e lo ringrazio sorridendo con un gesto della mano.

La cover è abbastanza fedele all’originale con begli assoli di Ed e Gordy e un Trevor Nealon scatenato alle tastiere.

Chiude lo show, dopo 2 ore ininterrotte di musica, una spettacolare Jackson Station tra l’entusiasmo del pubblico. Unitamente ai 2 brani di apertura, alla nuova Caroline Williams, il doppio encore rappresenta sicuramente l’ highlight della serata. Una splendida serata.

Compro l’ultimo Cd per farmelo firmare, Trevor ci scriverà una bella dedica, e salutiamo tutti con la promessa/speranza di rivederci in Texas!

Ho scritto queste semplici righe dopo un po’ per non raccontare a caldo, sull’onda dell’entusiasmo del momento (già non sono oggettivo……) e dopo aver ascoltato lo show diverse volte (scaricato dal sito ufficiale della band per nemmeno 5$ come tutti gli altri del tour.).

Molto belli anche i concerti tedeschi.

A Monaco, la sera successiva a Zurigo, hanno fatto una cover dei Mother Hips, band “contemporanea” di San Francisco che non conoscevo. Il brano si intitola Transit Wind ed è, a mio avviso, nella versione degli Heathens un pezzo epocale.

A Francoforte lo show è stato caratterizzato da 2 cover dei Dead, Mississippi Half Step-uptown toodeldoo e Brokedown Palace.

Ad Amburgo, forse il più bello dei 3, hanno riproposto tra le altre le bellissime Philadelphia e Hurricane e la nuova Old Standby che presumibilmente apparirà sul nuovo album.

Una grande, grandissima band!

A presto.

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