Sincronicità, ancora!

In questo periodo sto leggendo “Inferno”, l’ultimo di Dan Brown e….sapete come finiscono sia l’Inferno, il Purgatorio ed il Paradiso di Dante??? Finiscono con la parola “stelle”. E tutto questo lo leggo proprio in questi giorni che sono intrippato a scrivere di Stella Blue…. Tutto sembra portare a questa canzone eh, eh, eh….

Ma ora mi propongo il confronto con una Stella anno di grazia 1973 e più precisamente 19 ottobre ed un’altra del 14 ottobre 1983. Dieci anni di distanza. La prima rinvenibile in Dick’s Picks #19, registrazione di Bill Candelario, una sola batteria, il piano molto percussivo di Godchaux con le note molto divise una dalle altre e lente ma presenti al momento opportuno, la voce di Garcia in primo piano, come dire…naturalissima, quasi discorsiva, sin dall’inizio un lavoro delicatissimo di Weir, il lavoro finale di Jerry molto contenuto e preciso….. poi le ultime note si dissolvono….; la seconda Dick’s Pcks #6, registrazione di Dan Haley, con le due percussioni, le tastiere di Brent molto melodiche a costruire un tappeto sonoro, con alcuni effetti “siderali” e la voce di Garcia con un effetto ambiente, la rende più “spaziale”; la registrazione tutta, molto fine nelle sue trame, la nuova tecnologia di registrazione rispetto a quella di 10 anni prima e le capacità tecniche dei nostri ragazzi progredite nel corso degli anni la trasforma in un’opera più ricercata; anche il modo di cantare di Jerry e gli assolo più strutturati, quasi rabbiosi, frutto di anni e anni di riproposizioni sui palchi di mezza America ci consegnano questa grande versione, ma….ma…inutile dirvi che la versione del ’73 più grezza e contenuta, meno luccicante e dirompente mi acchiappa di più…è un qualcosa che si ha nel cuore e non è una questione di tecnica.

Ed ora siamo al Richfield Coliseum, Richfield, HO: il 21 marzo 1994 , più di dieci anni dopo: da far accapponare la pelle, mai sentito Jerry cantare così! … me la sto ascoltando per la terza volta e ancora stento a credere che potesse esistere una versione di Stella tanto intensa!!! Non le conosco mica tutte e poi, sinceramente, preferisco dedicarmi ad annate ben diverse che gli anni novanta… invece …surprise 🙂 con questi figuri non bisogna mai dare niente di scontato! Stella Blue è incastonata nel mezzo di Turn On Your Lovelight, già questo mi sembra abbastanza anomalo, anzi unico; subito dalla prima strofa “They melt into a dreeeeeeeeam” il nostro mi sembra convincente, poi si arriva a “Gonna make them shine” che la canta con un attimo di ritardo rispetto a Bob e Vince, o sono loro che anticipano???? (meraviglia!!), poi l’assolo pulito, misurato, che ci porta fino a “And nottthing cooomes for freee” fra l’esultanza di tutti ed alla fine non rimane che il canto disperato…”Stella Blue, Stella Blue, Stella Blue, Blue, Stella Blue, Stella Blue, Stella Blue, Stella Blue, Stella Blue”, veramente mi ha stravolto! e mi rende speranzoso che c’è ancora un sacco di “robbba bbbuona” nascosta negli interstizi di concerti che magari consideriamo utili solo ad un branco di DeadHeads stralunati 😉  Ed intanto è la sesta volta che me l’ascolto….e non vorrei mai smettere…..anzi la settima!

Lo inserisco qui, ma mi sono ricordato solo dopo qualche giorno che sul DeadBase IX forse c’era qualche commento di questo show, ed in effetti è vero, vi riporto le foto…

This was heart & soul…that could only be Jerry.

Era il 1994 – before the flood – e da questa recensione a caldo, si capisce che non è solo incondizionato amore, non si tratta di un cieco fan, pardon DeadHead, ma traspare da queste righe che anche il DeadHead più incallito è sempre critico, non lo si può “fregare” come pure non sempre i nostri possono regalare “quella COSA lì” eh, eh, eh!!! Quindi…carpe diem 🙂

A chiusura del cerchio il 6 luglio 1995, ultima performance di Stella Blue, più veloce del solito, comunque dolce e intensa, impreziosita dall’impegno di Jerry alla voce, verso la fine piena di phatos, mentre  il lavoro alla chitarra è sempre buono. In un commento online a questa versione ed al fatto che qualcuno si lamenta del tempo veloce qualcuno propone l’ascolto della Stella Blue del 5 giugno 1993,   come dire questa sì che è veloce!!!! Quest’ultima mi sembra meno personale e manca a mio avviso il “magico” di alcuni passaggi vocali che invece troviamo sull’ultima versione.

Ed ora il testo, questo l’ho recuperato da dead.net

All the years combine                                            Tutti gli anni si uniscono

They melt into a dream                                            Si fondono in un sogno

A broken angel sings                                          Un angelo caduto** canta

From a (% my) guitar                   Da una chitarra (% dalla mia chitarra)

** chiedo il vostro aiuto per una traduzione più appropriata in quanto nello slang americano “broken” sta anche per alcolizzato e/o sotto l’influenza di droghe e qui nessuno dei due casi mi sembra fuori luogo.

% sin dalla prima versione mi sembra che Jerry canti …my guitar, e non …a guitar)
Questa prima quartina è meravigliosa, e se fosse vero che Jerry canta my guitar significa proprio che fa sua la canzone, mentre il testo originale vedrebbe lo storyteller come persona terza. Per Jerry invece è proprio il cantante il vettore che fa si che quell’ “angelo caduto” si appalesa. Una interpretazione può essere quella che il cantante attraverso/suonando la propria chitarra riesce ad esternare il suo essere interiore e nel frattempo ammette anche a se stesso ciò che in realtà è…..più autobiografica di così…

In the end there’s just a song                        Alla fine c’è solo una canzone

Comes crying up the night                               Arriva piangendo nella notte

Through all the broken dreams                   Attraverso tutti i sogni infranti

§ From all the lonely streets                            §  Da tutte le strade solitarie

§ Down all the lonely streets                             § In tutte le strade solitarie

And vanished years                                                              E gli anni svaniti

§ Il testo scritto a mano da Hunter ha questa strofa: “From all the lonely streets” e nelle prime versioni dei Grateful Dead Garcia canta “Down all the lonely streets”.

In questa seconda quartina il poeta descrive i luoghi, anche fisici, da dove scaturisce questo sconforto per una vita ormai al capolinea. Queste strade solitarie e aggiungo io vuote, sono come l’esistenza di questo disperato, ormai svuotata di tutti i sogni (giovanili) e degli anni che non torneranno una seconda volta. Se penso che qui Hunter non aveva ancora 29 anni, mi vengono i brividi.

Stella Blue

Stella Blue

E qui “casca l’asino”. A questo punto e fin dalle prime volte che ascoltai questa song, mi si  materializzò la figura di Pigpen. Il perchè è difficile da spiegare, eppure per me tutta la canzone  sembra scritta e suonata con la figura di Ron come ispiratore. Sarà che nel ’70/’71 era già sofferente e le sue foto lo ritraevano con questo viso emaciato, triste, nonostante il suo vocione ancora potente; sarà l’avvicinarsi al capolinea della sua vita, non so, ma da sempre questa canzone mi ha portato a lui, Triste Stella dei Grateful Dead.

When all the cards are down                    Quando tutte le carte sono calate

There’s nothing left to see                                Non rimane niente da vedere

There’s just the pavement left      Tranne che il marciapiede abbandonato

And broken dreams                                                              E i sogni infranti

Le prime due strofe ci rivelano la “forma mentis” ed il tipico modo da gambler consumato mentre le due ultime strofe descrivono dove lo hanno portato; a pensarci bene potrebbe essere lo stesso personaggio di Loser. Ho come l’impressione che in molte songs di Robert è possibile riscontrare un filo rosso che le lega fra loro.

In the end there’s still that song         Alla fine c’è ancora quella canzone

#There’s still that same old song  #C’è ancora la stessa vecchia canzone

Comes crying like the wind                           Arriva gridando come il vento

Down every lonely street                                          Da ogni strada solitaria

That’s ever been                                                              Che sia mai esistita

# nelle prime versioni, Garcia canta “There’s still that same old song”.

Questa quartina mi sembra voglia dire che alla resa dei conti, al momento di tirare le somme, rimane solo la propria, privata, unica “canzone”; in effetti in ultima analisi non puoi scansarla, arriva dai meandri della tua esistenza urlando, gridando, non la puoi fermare, proprio come il vento! Però la sento salvifica e consolatoria, si trasforma in una situazione che ti mette in pace con te stesso…potrebbe ricollegarsi con le ultime due strofe della canzone: It seems like all this life / Was just a dream.

Stella Blue

Stella Blue

I’ve stayed in every blue light cheap hotel

                                                       Sono stato in ogni  hotel a buon  mercato

Can’t win for trying                Non si può vincere solo perché c’hai provato

Dust off those rusty strings just one more time

                           Rispolvero quelle corde arrugginite ancora un’altra volta

Gonna make them shine                                                         Le farò brillare

*Can’t keep from crying                   Non posso fare a meno che piangano

* nelle prime versioni, Garcia canta “Can’t keep from crying” (questo bridge non appare nel testo scritto a mano da Hunter).

E qui i ricordi si fanno vividi, il gambler (ma potrebbe essere un qualsiasi altro loser che vaga per le strade buie di San Francisco negli stralunati anni ’60) si rivede in quei polverosi hotel da quattro soldi e si auto-assolve pensando che Lui ci ha provato….. ma ha fallito.. ed in una situazione così deprimente cosa resta da fare? Ma certo, prende la chitarra e via!!!!! Molto autobiografico questo testo se penso che Jerry anche nei suoi momenti peggiori dovuti alla dipendenza etc..etc.. non ha mai abbandonato le proprie chitarre e non ha mai smesso di suonare. Corde di chitarra che raccontano di lacrime, di sangue,  di vittorie e spesso di fallimenti: “Can’t win for trying”. Si!,  “Non posso fare a meno che piangano”!!!


It all rolls into one                                            Tutto si avvolge su se stesso

And nothing comes for free                                                  E niente è gratis

There’s nothing you can hold                 Non c’é nulla che puoi trattenere

For very long                                                                          Troppo a lungo

And when you hear that song                     E quando senti quella canzone

Come crying like the wind                             Venire sibilando come il vento

It seems like all this life                                  Sembra che tutta questa vita

Was just a dream                                                   Sia stata proprio un sogno

 

Sembra qui ricordare anche i momenti buoni, gli High Times, (altrimenti perchè trattenerli?) ma anche questi si misurano con un prezzo da pagare e col fatto che poi alla fine nulla ti resta fra le mani se non quella canzone che ti accompagna verso la fine (o che prelude alla fine, la famosa falce che viene a pareggiare i conti?) e l’ultimo pensiero non può essere altro che: “tutto ciò sia stato solo un sogno”….una bella dose di tristezza ne convenite???

Stella Blue

Stella Blue

 

 Stella

Nelle pagine di The Annotated Grateful Dead Lyrics , QUI trovate altri interessanti motivi di dibattito a riguardo del testo di Stella Blue, fra tutti mi preme riportare il punto relativo a “blue lights” che sembra essere, in riferimento ad un hotel, privo di significato molto profondo (forse Hunter neppure lo cerca) mentre, giustamente, se si parlasse di “red lights” tutti capirebbero 😉 . In realtà potrebbe essere più semplice di quello che si pensa; il riferimento potrebbe essere riconducibile alle luci al neon colorato delle insegne poste vicino o sopra questi hotel a basso prezzo e che in molti film si vedono rischiarare ad intermittenza le stanze, il tutto risultando molto poetico, triste e scialbo al tempo stesso (ancora una bella descrizione fotografica). Inoltre anche in Operator  Pigpen canta di “blue lights”, forse riferito ad una sala da ballo: “She could be hangin round the steel mill / Working in a house of blue lights / Riding a getaway bus out of portland, talking to the night / I dont know where shes going, / I dont care where shes been / Long as shes doin it right. long as shes doin it right”

E se invece “blue” significasse solo “triste”?????? Perchè questo è il colore predominante di questa grande canzone!

Chissà, dopotutto ciò che vediamo non è la realtà ma solo ciò che il nostro essere “sente” quando le “cose esterne” attraversano i nostri sensi.

“Shall we go, you and i while we can? Through the transitive nightfall of diamonds”

….ma questa è un’altra storia 😉

Questo articolo lo trovate anche qui:http: //pbergdh.blogspot.it

Annunci