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Quale miglior mese se non agosto (§) per parlare di STELLE?

Proprio così, nella “piccola sfera” che contiene tutto il mondo dei DeadHeads agosto è un concentrato di ricordi, sensazioni, occasioni perse e… “chi non si ricorda dove era, cosa faceva e come si è sentito quando ha saputo della partenza dal pianeta terra di Jerry?”.

Agosto mese delle stelle cadenti…non i Grateful Dead (o chi per loro), che continuano a pubblicare gloriosi concerti live di eccezionale fattura e si apprestano ora a stampare OREGON 1972, che contiene tra l’altro una bella a lunghissima  (30min.) DARK STAR.

DARK STAR….non crederete che abbia il coraggio di proporvi qualcosa a proposito della stella più scura e più brillante del firmamento musicale mondiale eh…..a tale proposito in verità c’è qualcuno che da tempo si sta preparando per questo compito ma che non si azzarda ancora a rischiare di ricevere su se stesso tutti gli strali possibili nel caso scappino imprecisioni o confuse interpretazioni…..prima o poi troverà tempo e soprattutto coraggio per proporci le sue meditazioni…… 🙂 🙂

La Estrella Obscura…vi dice qualcosa? Ma si dai, è un frammento tratto dal doppio cd GRAYFOLDED, anno 1996, prodotto da John Oswald consistente in un mix di varie Dark Star, The Other One etc grazie al sistema Plunderphonics; si tratta di due suite, una per ogni cd, intitolate rispettivamente Transative Axis e Mirror Ashes. Comunque me la sto menando un po’…neppure di questo voglio parlare.

Più modestamente vorrei cianciare a riguardo di STELLA BLUE, perchè oltre a riordinare le notizie che già si trovano online nei siti d’oltre oceano ed a proporre una traduzione italiana con qualche senso, vorrei mettere per iscritto qualche pensiero a riguardo di questa canzone, che mi frulla per la testa da quasi tre lustri. Al riguardo, credo nel 1997, avevo anche inviato una e-mail con un mio commento anche a David Dodd, l’autore di “The Complete Annotated Grateful Dead Lyrics”, naturalmente non è mai stato pubblicato sul sito…..of course, l’avrà considerata una sciocchezza… 🙂

grateful_dead_stella_blue__mediumLa genesi di questa fantastica canzone si protrae per più di due anni, dal 1970 al 1972 e vede la luce, commercialmente parlando, con l’uscita di Wake Of THe Flood, ottobre 1973, primo long playing su etichetta Grateful Dead. Il disco ottiene un’ottima risposta commerciale e contiene canzoni che entreranno di diritto nell’olimpo delle preferenze DeadHeads.

Negli anni il testo ha subito una qualche piccola variazione (ne parlo un po’ più sotto); Jerry in alcune occasioni si è occupato di Stella Blue e di come tutto il gruppo la vive. Ad esempio nel 1988, intervistato da Guitar Player Magazine, fra le altre cose dice: ” Stella Blue è uno stato d’animo, è unica, non assomiglia a nessun’altra canzone. Ogni volta che la faccio ci trovo qualcosa di nuovo, una piccola cosa nel fraseggio o nel senso. Il modo in cui i Grateful Dead suonano Stella Blue è magnifico. Tutti la suonano così bene. A volte sembra che il tempo si fermi su uno di quei cambi di accordo, e ci vuole un po’ per scoprire dove mi trovo e dove sono le parole. Se cambio il tempo all’interno di un fraseggio, loro sono lì. Se io rallento un poco o mi fermo, al passaggio successivo loro sono li. E’ delizioso”.

Ci sono alcune date relative alla canzone, che la rendono unica, e determinano un percorso per così dire “dietrologico” che può dare un senso diverso al testo già di suo suggestivo e struggente.

Come riportato da R. Hunter sul suo Box Of Rain del 1990, Stella Blue fu scritta nel 1970 al Chelsea Hotel, NY, (la data precisa non la si conosce, ma ho fatto una ricostruzione abbastanza affidabile ed il periodo è metà marzo 1970, in base a ciò che ha scritto Danny McNelly sul suo meraviglioso “A Long Strange Trip”) quello stesso “Blue Cheap Hotel” dove Dylan scrisse “Sad-Eyed Lady of the Lowlands” e luogo di riposo/rifugio per molti altri musicisti/autori e rockettari vari, ma è solo nel 1972 durante il tour europeo che Garcia musica il testo proprio come dice Lui stesso: “Ci ho girato attorno a lungo. Poi quando eravamo in Germania una mattina presto mi sono seduto con la chitarra acustica e la canzone se ne è uscita…è una di quelle canzoni che sono nato per cantare”.

I Grateful Dead la suonano per la prima volta il 17 giugno 1972 all’Hollywood Bowl a Los Angeles e questo sarà anche l’ultimo concerto del nostro PigPen nel quale, per altro, suona molto poco e canta solo una canzone, “Rockin’ Pneumonia”. Come dice McNelly “They Sent him home and pressed on”. Quel giorno divenne molto importante per molti…per i Dead Head appunto sarà l’ultimo show dell’amato Ron McKernan, viene presentata per la prima volta Stella Blue, una delle più toccanti canzoni del Morto e per il mondo intero proprio la stessa notte, alle due del mattino vengono scoperti quattro figuri in un appartamento nel Watergate apartament complex………sarà l’inizio dello scandalo che affonderà il Presidente Nixon.

Il 15 marzo 1973 al Nassau Veterans Memorial Coliseum in Uniondale – NY è il primo concerto dopo la morte di Pig Pen e l’inizio di un lungo tour, Stella Blue è presente nel secondo set prima di Truckin’. Questo è un commento allo show di  “feather 0926” del  24 settembre 2010:      “Subject: in mourning. Hearts were heavy & the mind was wandering. The death of Pig was obviously on the minds of the Dead as heard in this lackluster performance. With that said I will give it a 4* rating because after all they DID NOT cancel the show. The one thing about this show that stands out for me about this show is that the Dead did not perform He’s Gone for Pig, I wonder why.” La risposta del perchè non proposero He’s Gone può essere proprio la presenza di Stella Blue in scaletta, credo una risposta d’amore più che di saluto per la Sua dipartita…..mi piace pensarla così, forse sono troppo romantico……..

Alcune date che riguardano in qualche modo PigPen sembra siano legate a Stella Blue ma il percorso che ho fatto è avvenuto al contrario perché è nel testo che ho sempre immaginato Hunter parlasse di McKernan; solo successivamente ho verificato se esistevano collegamenti temporali etc…

 

Synchronicity about Stella Blue:

foto1)…Come riporta Danny McNelly, “essere un Dead Head riguarda la fede. Credere nella sincronicità, credere nella gioia. Nel primo di tre shows al Shoreline Amphitheatre fuori San Francisco, una signora negli ultimi giorni di gravidanza di nome R. Kraft era seduta proprio davanti e scherzava sul fatto che uno dei Sonic Boom di Lesh poteva far nascere la  sua bambina che aveva già un nome Stella Blue Kraft. La sera dopo La signora non c’era perché aveva le doglie, il parto si protraeva a lungo ma domenica finalmente la bambina nacque  proprio nel momento che i Grateful Dead iniziavano a suonare Stella Blue.”

2)…Qualche giorno fa ho postato in Instagram alcune foto di Jerry e solo una di queste si è meritata un commento che riguardava proprio Stella Blue…..già si tratta proprio di “sincronicità” perché mi stavo accingendo a scrivere di Stella Blue proprio in quel momento….

A questo indirizzo si trova una lista top ten delle migliori Stella Blue conosciute, naturalmente niente è definitivo, soprattutto per un DeadHead, ma vale la pena lo stesso soffermarsi un po’ a considerare le date proposte perché abbracciano tutte le decadi di onorata carriera del Morto.

Al di là delle migliori performaces, sicuramente da recuperare la serata del 17 giugno 1972 per la prima della Stella Triste (traduzione troppo lontana dal vero?). A mio giudizio un’ottima versione con l’organo di Pig Pen che crea subito un bel tappeto sonoro ed il basso di Phil molto materico. Non la ricordavo proprio, non so perché ma me l’aspettavo incerta (tipo la prima acustica di Candy Man…) invece è già bella che completa, azzardo “matura”, e scivola via che è un piacere…..le successive versioni del 16 luglio e del 18 luglio in alcuni passaggi mi risultano un po’ incerte anche se Jerry nel giro di pochi giorni l’ha addolcita e arricchita di molto sentimento e ha cesellato pregievoli lavori alla chiatarra.

Fine prima parte.

(§) …sì, credevo di riuscire a pubblicare il tutto durante le mie ferie agostane, vana speranza…..

Questo articolo lo trovate anche qui:http: //pbergdh.blogspot.it

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Riporto quanto gentilmente inviato dall’amico Paolo. Il racconto di un viaggio, di un concerto e di una emozione, tra passato e presente.

Ciao a tutti.

Vi consegno il resoconto, moolto personale dei due concerti dei FURTHERS a Monterey il 7 e 8 ottobre.

Non credetemi, non sono proprio affidabile, sono uno pseudo DeadHead convertito moltissimi anni ma che ha avuto una nuova folgorazione sulla via di ….Monterey :-))

Non vi annoio sulle vicende che mi hanno portato in California (in realtà tutto è partito proprio per partecipare ai due concerti di cui sopra…), sta di fatto che ci troviamo (io e mia moglie) a passeggiare a metà pomeriggio a Monterey, incamminandoci verso Fremont Boulevard per poi raggiungere Fairground Road dove si trova la location dei due concerti, per intenderci la stessa delllo storico MONTEREY POP FESTIVAL, anno di grazia 1967, e già questo la dice tutta sull’aria che si respira…

Non siamo soli, ma a coppie, a gruppetti molto colorati,   molti altri si stanno dirigendo nello stesso posto, non possiamo sbagliare neanche volendo, i DEADHEADS si riconoscono subito, sia che abbiano pochi mesi o che siano ben oltre alla pensione.


Per prima cosa raggiungiamo il gate n.8 dal quale si accede ad un grande prato (Carnival lot) dove ci sono tutti i vendors con le magliette, gioielleria varia, ed altre cosucce interessanti quali spillette , manifesti etc..e ci ripromettiamo di ritornarci con calma il pomeriggio successivo.

Poi ci avviamo all’ingresso dell’arena per recuperare i biglietti veri e propri e ci mettiamo in fila con gli altri DH. Tutto molto ordinato, pacifico, rilassato. Nei parcheggi sul fronte strada gran numeo di vans di tutti le fattezze e di tutti i colori in una situazione surreale (almeno per me) dove sembrava che l’intera Haight Hashbury si fosse trasferita ed il tempo stesso si fosse congelato a quaranta e passa anni fa…..


Dopo i controlli di routine accediamo all’interno dove ben allineati ci sono gli stands “ufficiali” di varia mercanzia, e subito prenotiamo l’istant live della serata ed acquistiamo le magliette relative all’evento.

Facciamo un giretto per le bancarelle, una più bella dell’altra con un sacco di cose da comprare ma resistiamo, per oggi…..domani si vedrà…resisto a tutto tranne che all’acquisto di questi ammennicoli, e qui c’è da perderci

gli occhi :))

Entriamo nell’arena:  in fondo il palco, al centro il tendone con il mixer e tutto il resto, i Tapers stanno installando la loro attrezzatura, grazie a loro potremo, ritornati in Italia, recuperare le registrazioni (per altro ottime) di molti, se non tutti i concerti; i DeadHead cominciano adassieparsi; io e Nadia preferiamo gli spalti, anche se a livello di qualità sonora appurerò poi che si sente peggio, siamo al coperto, seduti ed abbastanza vicino al palco.

(Piccola parentesi: ho confrontato i cd ufficiali dei due concerti con quelli recuperati on line e devo dire che gli AUD sono veramente di ottima qualità. Con caratteristiche seppur differenti, le registrazioni sul campo permettono di immergersi meglio in quei particolari momenti di gioia e di stupore che puoi vivere ad un concerto dei Further, e se poi uno li ha vissuti direttamente regalano dei flash back veramente emozionanti.)

…arrivano sul palco, provano gli strumenti e si parte…rock ‘n roll con Promised Land che parte incerta, comunque grande sezione ritmica, muscolosa, più presente rispetto agli altri strumenti ma che dà una importante ossatura a tutte le songs. Mi è piaciuto molto anche il lavoro di Jeff Chimenti, che sin dalla prima canzone si mette in evidenza e si impone con la propria bravura, molto sciolto e cruciale in molti assoli. Segue Easy Wind, solida, cantata da John Kadlecik…certo non il vocione di PIG PEN….comunque versione che mi soddisfa molto ed è un piacere riascoltarla in cd, si sente (più a livello epidermico che altro) che non si sono ancora scaldati a sufficienza, ma le cose stanno andando per il verso giusto! Segue Pride Of Cuchamonga con una bella parte centrale blues ….. la parte cantata da Phill…..beh proseguiamo vah!!! e si arriva a Mission In The Rain e qui devo dire che Jerry mi manca tanto…per me questa è una delle più belle e intime canzoni di Jerry ma questa volta non percepisco le vibrazioni che mi aspettavo, probabilmente troppe aspettative portano alla delusione; magari a qualcun altro questa canzone ha trasmesso un’onda magica ma secondo me se veniva posizionata a fine primo set, quindi già belli scaldati e lanciati a mille, forse si ottenevano risultati maggiori. Si passa a Two Djinn, una canzone post-Garcia, dura circa 10 minuti ma raffredda un pò l’atmosfera magica che sto vivendo, ma forse è proprio questo il suo motivo d’essere, perché poi la scaletta si impreziosisce con Candy Man e … 

“Come all you pretty women

with your hair hanging down 

Open up your windows ‘cause

the Candyman’s in town”

…..e sì!! è arrivato in città e tutto è Ok adesso!!!! questo è il punto di non ritorno perché si prosegue con Mason Children!!!!!!!!!!!!!! ..anche se il coro sbaglia i tempi dell’entrata, la canzone parte alla grande, il concerto decolla, ottima versione, potente e solida, non ci sono sbavature e per me una delle migliori cose del primo set, quindi senza soluzione di continuità si arriva a The Mighty Quinn con Bob alla voce, of course, proprio bella ed indovinata per chiudere il primo set.

Tralascio la descrizione dei visi sorridenti e soddisfatti dei DeadHead che ora si muovono dentro e fuori l’arena come formichine colorate del più splendido sole californiano, ne approfittiamo per fare un giretto nell’arena e ritorniamo agli stands per bearci della vista di ogni sorta di ammennicoli ed anche perché no, per accedere ai bagni.

Si riparte con un grande secondo set!!!!!!

Any Roads, non male, poi Estimated Prophet che parte un po’ lenta però molto buona la parte vocale, sia Bob che Sunshine & Jeff Person, poi dopo circa un quarto d’ora le prime note di Deal ci fanno dimenare ed applaudire come matti, con tutta la band 

che si carica e si alterna agli assolo, grandi Jeff Chimenti e John Kadlecik….poi si scivola in Playing In The Band con Weir alla voce inizialmente un po’ in difficoltà… non siamo nel ’72, ma “solo” quasi quaranta anni dopo e non posso pretendere miracoli! comunque il feeling è quello giusto, la song è ben costruita quasi meditativa, ad un certo momento mi dico: caspita …. siamo a Monterey, siamo in California, i Furthur stanno suonando Playin’, mi sentivo come “svegliarsi improvvisamente da un bellissimo sogno e rendermi conto che invece è la realtà….una specie di epifania…..” poi quasi improvvisamente passano a Dark Star…..

Dark Star!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!       … non ci speravo che la suonassero!!!!!!  ed invece eccoci qua!! Purtroppo però non me la sono gustata a dovere perché ad un certo punto siamo stati disturbati dal movimento di alcuni poliziotti che hanno circondato un ragazzo che cercava di nascondersi proprio nella fila sopra alla nostra, quindi l’hanno bloccato, ammanettato e portato via…..mi figuro possa essere stato un pusher o pseudo tale…o forse no!?!……

(me la sto riascoltando adesso, e risulta personalizzata al punto giusto da non voler scopiazzare le inimitabili versioni dei GD e quindi risulta veramente valida) quindi Phill inizia a pompare col suo basso ed è Caution, grande e splendida sorpresa, con Bob alla voce molto più credibile che in Playing In The Band, (è chiaramente lui l’anchor man della band)  per finire poi con King Solomon’s Marble con un ottimo lavoro di Joe Russo e la grande chitarra di John, eccezionale!!!! ah dimenticavo il grande lavoro di Jeff Chimenti a circa metà canzone, lo sentivo e soprattutto lo vedevo lavorare sulle tastiere, mi viene la pelle d’oca proprio adesso a pensarci!

L’ho riascoltata molte volte, sia l’istant live che la versione Aud, anzi due versioni  AUD ed a mio parere è veramente buona, potente, senza cedimenti ed imperfezioni: una meraviglia.

Per me potremmo chiudere qui e sarei veramente appagato, però…. Bob parte con una quasi sussurrata Dear Prudence che fa il paio, in fatto di resa vocale, con Caution, la canta veramente bene, ebbbravo Bob!!!! Grande versione, grande Bob!!!  Ci prova anche Phill con una lunga Unbroken Chain, e ne viene fuori una piacevolissima versione jazzata anche grazie alle “mani sante” di Chimenti, una delle colonne portanti dei Furthur, poi la palla passa a John che ci lavora di fino mentre la sezione ritmica macina ritmo come una locomotiva sbuffeggiante…  si! questa versione dei Further mi entusiasma veramente e rende giustizia al grande Phill. Finale della canzone quasi triste/meditativo con la chitarra di John che la impreziosisce ulteriormente mentre irrompono i tamburi di Not Fade Away eh sì! “Love, Love Not Fade Away” 🙂 per allertarci che ci stiamo incamminando verso il finale del concerto, non senza prima il Donor Rap di Phill e l’encore….

chissà cosa faranno????  Touch Of Gray.    Appagante, cosa potevamo pretendere di più ???????  Beh, uno dei miei sogni è Brokedown Palace come encore, chissà se un giorno……..

intermezzo…… 

sabato mattina a Monterey, lunga passeggiata in una giornata stupenda di sole,  visi di DeadHead sorridenti 

che come noi ne approfittano per visitare questa bella cittadina, i peers, gli edifici storici, (un selciato attorno ad una casa storica è fatto con mattonelle di..ossa di balena!), noi abbiamo edifici di 2000 anni che si stanno sgretolando per incuria e incompetenza e loro hanno siti storici registrati di….100 anni fa, roba da ridere..ma sti’ americani sono fatti così!

La cosa che mi piace di più è vedere questi bambini con le loro belle t-shirt multicolori con scritto FURTHUR o GRATEFUL DEAD, ti scalda veramente il cuore.

8 ottobre 2011

Alle 18.00 siamo già davanti all’entrata, anzi no, forse 200 metri più in là perché siamo ordinatamente incolonnati, questa sera siamo veramente in tanti.

Niente acquisti però al Carnival lot perché la security ha fatto sloggiare i venditori abusivi (fatevi bastare il venerdì, straccioni…) peccato perché le cose più interessanti e veramente handcraft ce l’avevano loro! Qualcuno vende “qualcosa” mentre siamo in colonna, ci sono strani e veloci passa-mano, tutti pronti ed eccitati per la serata carica di tante aspettative e molti con il dito alzato: I Need A Miracle Everyday!!!!!!!!

Comunque da quando aprono i cancelli ci vuole poco per accedere al prato, al banchetto delle prenotazioni dei cd e via nell’arena sperando di trovare gli amici di ieri sera (Andrew e Romeo, una coppia simpatica -Romeo è stato anche in Italia ad insegnare non so quale materia-). Niente, si saranno  trovati un altro posto, noi invece ci posizioniamo più o meno come la sera precedente…sono un abitudinario.

Si comincia con Feel Like A Stranger, buona, non è una delle mie preferite dal repertorio immenso dei Dead ma va bene lo stesso, ci stiamo già tutti dimenando, l’aria che respiro e meno di aspettativa di ieri sera e più di “arrendevolezza”: fate quello che volete tanto questi momenti dal mio cuore non me li leverà mai nessuno!

In effetti quasi un quarto d’ora di durata, ma non stanca affatto.

Pochi secondi prima di iniziare la seconda song Nadia mi dice “……se facessero Althea….” e puntualmente parte proprio la migliore canzone di “Go to Heaven”, ci siamo guardati…beh, ho la pelle d’oca anche adesso che ve lo sto raccontando!!!  Questi sono i piccoli miracoli che si dice succedevano ai concerti dei GD ed adesso per estensione succede qui……

Il tempo scorre velocissimo e siamo già dentro School Girl e quasi non me n’ero accorto, poi arriva No More Do I, leggerina come tutte le canzoni del dopo-Jerry però mi piace, ci sta bene dopo School Girl, con il lavoro di Chimenti a impreziosire il tutto…  beh l’ho già detto che mi piace molto questo tastierista.

E siamo con Friend Of The Devil a metà del primo set, e devo riconoscere che il concerto risulta sino ad ora superiore alla serata precedente (mia sensazione) sicuramente meno indecisioni, più fluidità. Friend che in questo momento non ricordo bene, ………aspetta che me la voglio risentire………..caspita è veramente buona, in alcuni momenti leggera come una bolla di sapone…buona parte vocale…. chissà perché non mi era rimasta nella memoria… mistero!  Anzi no! a pensarci bene è stato quasi tutto resettato dalle prime note di Viola Lee Blues, potentissima,  mi è piaciuta tantissimo ed è una di quelle canzoni che anche risentite a casa ad un volume adeguato danno tante emozioni, risulta muscolosa al punto giusto e direi che è perfetta, l’ascolterei sempre…..una delle grandi cose della serata!!!

Cosa sta succedendo sto scivolando, sto lentamente scivolando in una sensazione di tristezza…ma questa è……….. Comes A Time“, una canzone a cui siamo molto legati io e mia moglie, beh, ci siamo commossi, è stato un grande momento, abbiamo sentito veramente la presenza di Jerry, ma nello stesso momento un vuoto incolmabile, un impatto che non mi aspettavo e che non si ripeterà più perché riascoltando  il cd a casa,  non riesco a  rivivere  il momento magico vissuto quella sera, praticamente per me Comes A Time si comporta al contrario di Viola Lee Blues!

Forse sarebbe il caso di aprire una discussione a parte per sviscerare meglio questo argomento.

Il primo set chiude in bellezza con Throwin’ Stones,  una canzone che anno dopo anno apprezzo sempre di più, io e mia moglie anche di più, cantiamo il ritornello a squarcia gola!!!

Veramente un grande primo set con la seconda parte da urlooooo!

Break. 

Solito giretto vicino la palco, ed anche vicino al mixer per bearmi della meravigliosa tecnologia di cui si servono per deliziarci con un ottimo suono, nella migliore tradizione Deaddiana.

Second set.

Eccheccaz…..questa sera mi vogliono morto: Golden road!  Perfetta e non dico di più, andate ad ascoltarvela, chiudete gli occhi, ed immaginatevi di essere assieme ad altri 6000 “individui saltanti e traballanti”….. no!, non siete nel 2011, avete fatto un bel tuffo nel 1967 e la musica arriva fino a  Haigh Ashbury!!!!!!

Shakedown Street, l’ho beccata anche a Philadelfia al concerto dei The Other One, ma dal vivo riconfermo che è piacevole, e poi ci sono delle belle parti strumentali…tutto ok!

Il concerto finisce qui.

Direte voi: ma sei scoppiato???

Già perché questo non è più un concerto, queste sono le mie fantasie più segrete che diventano realtà! Ma avete visto il set list da adesso in poi cosa ci ha portato????  ed io sono qui con la donna della mia vita in questa terra e con questa gente, e tutto ciò fino a poco tempo fa avevo anche solo paura a sperarlo! 

Truckin’

Let It Grow

Watchtower

Morning Dew—–>alle prime note io e Nadia ci guardiamo e sono preso da un senso di insicurezza, qui per sentire qualcosa di speciale bisogna andare a riprenderci in paradiso il “Vecchio Jerry” come lo chiamo io, ma questa volta John fa veramente il miracolo, c’ha messo il cuore e non solo la tecnica, questa è la via giusta per la gloria imperitura!!!!!!!

poi si fiondano subito in Help In The Way ad a seguire Slipknot

Eleven………Eleven!!!!!!!!!!!!!!!!!!!  sono al Fillmore nel 1969!!!!!!!!!!!

Franklin’s Tower

Beh che non crediate vi dica qualcosa di più di quello che ho già detto, andate a sentirvi lo show, tanto non riuscirei a trasmettervi le sensazioni che avevo in quel momento, ed è questa la differenza tra esserci e non esserci… a casa pretendo che le canzoni siano ben fatte , che trasportino in un altro mondo, che tutto proceda come una macchina perfetta, niente sbavature, niente ombre, solo le canzoni che ami di più etc…ma se sei in mezzo a loro alla fine non te ne frega niente perché entri in un altro livello di coscienza, diversa, che toppino pure, facciano quello che vogliono, l’importante è che siamo tutti qui in questo mondo irreale e politicamente scorretto, anche solo per qualche ora!

E’ per questo che dopo 16 anni dalla morte di Jerry siamo ancora tutti qui???????????

Alleluia!!!

Perbaccolina mi sono fatto prendere un po’ la mano eh..eh..eh..   🙂

e qui ora è ormai tutto finito……

Ci mandano tutti a casa con “One More Saturdy Night“, scelta quasi obbligata e ben accetta da tutti i DeadHead che saltano ballano e cantano a squarcia gola, poi tutto finisce veramente, la crew comincia a smontare l’impianto; pian piano, quasi al rallentatore usciamo dall’arena -vogliamo gustarci questi ultimi momenti il più possibile 🙂 – e ci incolonniamo per recuperare gli istant lives della serata che ci accompagneranno per i prossimi sei  giorni in giro per la California.

Pace fratelli

Un Buon Natale a Tutti.

Piccola considerazione: 

Nel concerto dell’8 ottobre ci sono ben quattro canzoni tratte dal primo ellepì, e magistralmente interpretate. 

Un significato ci deve essere per forza, ma non so ancora quale.

L’amico Paolo ha lasciato un bel commento in cui ricorda il concerto degli The Other Ones a cui ha assistito nell’inverno del 2002 a Philadelphia. 

Riporto qui il tutto (assieme alle fotografie scattate a quell’evento dallo stesso Paolo), dove spero abbia la visibilità che merita.

Ciao a tutti,

eccomi qui ancora e come promesso vi posto qualcosa relativo alla tappa a Philly nell’inverno del 2002 per vedere i due shows dei TOO.
Riporto per intero quello che avevo scritto al tempo, si tratta delle impressione del mio primo tour negli States…una grande esperienza.
Per dovere di cronaca: oltre a quello che vi riporto sotto devo raccontarvi che il mattino dopo il primo concerto siamo andati tutti al Carlton Hotel dove erano alloggiati i The Other Ones perchè Ivan che allora contribuiva anche al Buscadero, aveva in programma un’intervista con Mickey Hart ( che fece ma che per quanto ne so non venne mai pubblicata, e non so neanche perchè…). Quindi ci trovammo nella grande hall dell’hotel con Hart che parlava con Ivan mentre faceva colazione, io che intravvedo Hunter con Barraco, li chiamo, mi complimento della serata precedente e ci facciamo una foto assieme…..ero completamente stravolto….poi voglio fare una foto anche a Hart e lui non vuole, però dice di farle al concerto in programma la sera….gli spieghiamo che non possiamo portare nulla con noi al concerto, neppure la macchina fotografica, allora ci dice che ci farà avere i pass sia come fotografo accreditato ( a me) e i pass vip per tutti noi per accedere al back stage … roba da fare accapponare la pelle…..

Ok ora vi riporto ciò che ho scritto appena ritornato da Philly:

Dopo due mesi di scongiuri perché tutto potesse filare liscio (negli ultimi tre anni tutte le volte che mi sono preso qualche giorno di ferie, mi sono ammalato od ho subito qualche piccolo infortunio), mi ritrovo qui a Bologna all’aeroporto, ho appena conosciuto i miei compagni di viaggio, Ivan, Lino e Miki, l’aria che tira e’ gia di quelle giuste!

Mi sento molto tranquillo, d’altronde la professionalità di Ivan, come avrò modo di constatare durante tutto il nostro tour, non può essere messa in discussione.

Che dire, questo e’ il mio primo volo, e’ la prima volta che vado negli USA, e’ la prima volta che partecipo ad un concerto dei TOO…più di così…..

Per gli altri miei compagni può essere routine, per me tutto ciò ha quasi del miracoloso, sarà una di quelle esperienze che rimarranno nella memoria per molto tempo.

Tutte queste riflessioni, con altre che non sto qui a riferire per non tediare quei pochi che avranno la pazienza di leggermi, mi accompagnano nel trasferimento da Bologna a Parigi.

Quindi si riparte ed inizia il tragitto più lungo fino a Philadelphia. Molto bella la visuale che si ha da 10.000 metri d’altezza quando sorvoliamo la punta meridionale della Groenlandia.

Poi finalmente dopo un’altra manciata di ore trascorse tranquillamente discutendo anche di musica….la nostra musica…..atterriamo, inizia l’avventura americana, il tempo è nuvoloso, ma dentro di noi rispende un fulgido sole!

Prendiamo i taxi e ci facciamo portare all’albergo, prima però passiamo proprio davanti allo Spectrum che ci ospiterà nelle prossime due serate, Mi sento veramente bene, rilassato, speranzoso che sarà una esperienza fantastica assieme a degli amici straordinari. A onore di cronaca, manca all’appello ancora Antoine che vive a Nizza, arriverà domani. Inoltre non è della partita Beppe per problemi di salute.

Dopo aver sbrigato le operazioni di routine alla reception –Ivan naturalmente, perché è lui il nostro tour operator privato;-) — ed esserci riposati un pò nelle nostre camere molto accoglienti, ci riversiamo in strada ed affronto per la prima volta il traffico, la gente, i visi e le vibrazioni di Philadelphia. Sono quasi estasiato vedendo tutta questa gente, la metà è di colore; il traffico sia di auto che di persone sui marciapiedi è notevole, ma tutto molto ordinato e scorrevole, molto diverso da quello che mi immaginavo. Certo questa non è NY mi dicono i miei compagni di viaggio. Philly, come viene chiamata qui, è assolutamente a misura d’uomo, soprattutto la parte vecchia, quella storica dove c’è ancora una strada con case che risalgono alla metà del 1700.
La serata la passiamo assieme ai Revisor, un band di Philadelphia, all’Abilene, uno dei tantissimi locali dove si mangia e si può ascoltare buona musica. Questi ragazzi sono gentili, squisiti, alcuni di loro li vedremo anche al concerto dei TOO. Si parla pure di un tour in Europa nel 2003, speriamo.

Dopo una piacevole serata eccomi finalmente in branda, un’occhiata all’orologio, quattro conti….caz..pita, sono quasi 26 ore che non dormo su un letto…..ecco perché sono così stanco J.

New morning in Philly, ci abbuffiamo alla grande, poi tour in città alla ricerca di negozi di dischi: il Miki ne farà una bella scorta…..

Fra i posti interessanti che visitiamo ce n’è uno che mi ha molto intrigato, non ne conosco il nome, in pratica si tratta di un grandissimo mercato al coperto, pieno zeppo di pittoreschi stands che trattano qualsiasi tipo di merce, soprattutto alimentare. Naturalmente c’è la presenza immancabile dei prodotti italiani. Ho avuto modo di constatare che siamo molto considerati in questa città, è vero anche il fatto che qui vivono molti figli e nipoti di italiani, ne abbiamo conosciuti diversi.

Mentre ci facciamo largo tra la folla sento una dolce musica bluegrass, drizzo le orecchie e mi dirigo verso questo combo acustico e mi sembra di intravedere Jerry…..ho le allucinazioni….ah, no! è il bassista…….me ne sto lì per un po’, scambio un paio di frasi con un anziano appassionato di blues & country di colore che continua a battere il piede al ritmo veloce della band. Non sono abituato a queste situazioni, non sono un giramondo, certe cose fanno parte solo dei miei sogni, però adesso è tutto vero, straordinario! Non riusciamo a levarci il sorriso dalla faccia.

Ritorniamo in strada e assistiamo ad un corteo di pacifisti che manifestano contro la guerra, una parata che ha richiamato famiglie intere, molto tranquilla, seguita da uno spiegamento di forze di polizia sproporzionato, le solite americanate……….

Cercando dei negozi dove si possano comprare dischi, anche usati, libri etc.., scopriamo degli angoli pittoreschi di Philly molto belli, poi ci imbattiamo in un bellissimo bus che si chiama “Peacemaker” che richiama subito la nostra attenzione: ha a che fare con i DeadHead che hanno invaso la città per il concerto dei TOO? Il proprietario ci fa salire a bordo, è uno spettacolo, rivestimenti rustici in legno, cuoio, la moglie e la figlia sembrano vestite come mormoni. Il padrone di casa ci spiega che seguono il tour dei TOO, che hanno partecipato a tantissimi concerti dei Grateful Dead, ma che realmente ne hanno visto uno solo K In realtà sono sempre presenti fuori dai raduni per aiutare chi ne ha bisogno, chi si e’ fatto troppo e sta male: We know the Way, we’ll bring you home”. Distribuiscono un giornalino, e mi rendo conto che fanno parte di una comunità ben più grande, sono al servizio della gente; li troveremo anche nel parcheggio dello Spectrum le serate dei concerti, sentinelle e aiuto per chi ne avrà bisogno. Per chi è interessato a questa realtà questo è l’indirizzo on line: http://www.twelvetribes.com.

Passato il pomeriggio per i negozi di dischi di Philadelphia, arriva finalmente il momento per me più emozionante: ci ritroviamo allo Spectrum Center e ci incamminiamo verso il First Union Spectrum, c’è molta gente di tutti i tipi…le code alle entrate durano pochissimo, Ivan nel frattempo ha fatto amicizia con Tom “T.Blues”, che è poi il tipo che ci fornirà le registrazioni di tutti e due gli shows. I controlli sono severi e quando e’ il mio turno si incazzano da morire e mi respingono perché ho con me lo zaino (vuoto) che mi sarebbe servito per riporre la giacca a vento e altro una volta all’interno dell’arena. Non c’è verso di passare e quindi ci troviamo in difficoltà perché non sappiamo dove mettere gli zaini, le macchine fotografiche etc….ci si mette di mezzo anche Tom spiegando che siamo italiani e nulla sapevamo di queste restrizioni dopo l’ undici settembre, ma non serve a niente, la security è irremovibile: no bags!!!!!!!!

A questo punto Tom si offre di aiutarci e ritorniamo al parcheggio, gli diamo in consegna tutta la nostra roba che rimane nel suo van, ritorneremo a fine concerto a riprenderla. Per la cronaca, Tom ha partecipato a circa 300 concerti dei Grateful Dead…..che dire?

Nell’arena tutto è stupendo, la gente, il feeling, persino la security: una di queste ragazze la vedo sbadigliare e l’abbraccio e gli dico di non dormire che questa sera ci sono i TOO, mi guarda un po’ sorpresa poi ride…forse pensa: questo e’ già fatto a quest’ora……

Purtroppo non ho documentazione fotografica della serata ma restano vivide le sensazioni che ancora mi prendono quando ascolto i cd dello show. La cosa straordinaria è senz’altro l’inizio del concerto: certo non mi aspettavo One More Saturday Night, ….grandioso, poi segue Cumberland Blues con una forza tremenda e tutti che ballano sfrenati…io compreso, chi l’avrebbe mai detto???? Inutile fare la recensione delle canzoni, a questo ha già pensato Ivan, basta leggere l’articolo, molto professionale, pubblicato sul Buscadero del mese di gennaio 2003.

Quello che si deve raccontare è la forza di questo gruppo che in questo show finalmente sta dando il meglio di se che a detta di molti (anche della crew) è uno dei migliori dell’intero tour.

Bisognava esserci, le registrazioni dello show non rendono merito completamente di quello a cui abbiamo partecipato quella sera allo Spectrum: il primo set e’ terminato con Dancin’ In The Streets preceduto da Here Comes Sunshine…….non male vero???? A proposito: Susan Tedeschi, mi è piaciuta molto anche se Ivan è stato un po’ critico, certo non e’ facile salire sul palco dei TOO ed essere al loro stesso livello, comunque ha dato un tocco di blues in più al gruppo, le parti vocali sono migliorate….Phil fa quello che può, ma sappiamo che può veramente poco…….

Fra il primo ed il secondo set rimango impressionato dalla grinta di Robert Hunter che ci intrattiene per una mezz’ora accompagnato solo dalla sua chitarra, il feeling e’ diverso ma piacevole lo stesso, un po’ di musica acustica come antipasto del secondo travolgente set dei TOO non fa proprio male.

The Other Ones ritornano sul palco e partono con Shakedown Street, non è certo la mia canzone preferita, anzi!!, però devo dire che mi ha fatto ballare lo stesso ed adesso la interpreto in modo diverso: dal vivo ha un suo motivo di esistere, è potente, ti fa muovere, ti amalgama agli altri…..caspita sto parlando bene Shakedown Street !!!!!!!! questo concerto mi ha proprio cambiato la vita……segue poi Lazy Lightning e qui mi fermo, ha gia’ detto tutto Ivan. Segue Drums con Phil che si unisce ai due batteristi, di questo momento si trovano on line anche le foto.

Il concerto continua con St. Stephen > The Eleven Jam > Terrapin Station > Sugaree cantata da Susan che non è proprio Jerry, però vi sfido a trovare qualcuno che lo possa sostituire, quindi mi accontento e mi riprometto di non fare più paragoni con Garcia ed i Grateful Dead altrimenti mi rovino ogni concerto e l’amarezza mi assale. L’encore è Goin’ Down The Road Feelin’ Bad > We Bed You Goodnight…….come ai vecchi tempi quando Garcia con la sua aria sorniona ci dava la buona notte dopo ore di buona musica. Uno show strepitoso, almeno per me!, senza momenti di fiacca, forse solo Down The Road cantata da Mickey Hart risulta un po’ sotto tono, però era in coda a One More Saturday Night> Cumberland Blues che come ho già detto è stato un inizio grandioso..non poteva certo reggere il confronto in fatto di feeling. Dopo aver partecipato a tutti e due i concerti allo Spectrum, devo dire che per me questo è stato, nella sua interezza, una cosa meravigliosa, lo show al quale mi auguro tutti possano prima o poi partecipare. Superiore, forse, e’ stato il secondo set della serata successiva ma non tutto lo show, ne parlerò poi…….

bob weir

phil lesh

mickey hart

jimmy herring

Era da un po’ di tempo che meditavo di raccogliere un po’ di stereotipi/luoghi comuni sui DeadHeads.

Il primo esempio mi è stato servito su un piatto di argento poche sere fa,  suggeritomi dalla visione del film sulla storia musicale di Donovan “Sunshine Superhero. A journey of Donovan“.

Sono stato colpito da una frase dello stesso Donovan.

Egli, mentre ripercorreva il suo incontro con Rick Rubin – che produsse appunto Donovan nel 1996 -, nel descriverne l’aspetto disse – parole più o meno testuali, n.d.r. – che “aveva capelli lunghi e il barbone come un tipico fans…. dei Grateful Dead”!
Buono a sapersi.

Ecco servito il primo stereotipo per la nostra raccolta:
i DeadHeads sono capelloni e con la barba.
Mi sia permesso un bel… mah.

Il ricordo dell’amico Guerrino di un viaggio americano e, soprattutto, di un indimenticabile concerto di Jerry e soci.

San Francisco, 30 dicembre 1985.

E’ questa la data del mio primo show che si svolse all’Oakland Coliseum dove erano in programma i 2 concerti di fine anno.

Eravamo in California per le vacanze di Natale. Speravamo di trovare anche i Dead in zona ma non ne avevamo alcuna certezza. Internet era ancora molto lontana.

Anzi pensavo che, anche se ci fossero stati, non sarebbe stato un grande evento perché i Dead non erano più quelli di un tempo e l’interesse per loro era diminuito.

Perlomeno questo era quello che si percepiva dalle nostre parti. Nulla di più sbagliato!

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L’amico Beppe ha lasciato un bellissimo commento, in cui ricorda il concerto dei RatDog a Milano, in quel caldo 13 luglio 2002.

Lo riporto qui, dove spero trovi la visibilità che merita.

E va bene, cedo alle reiterate insistenze per raccontarvi il concerto di Bob Weir & Ratdog all’Idroscalo di Milano il 13 Luglio 2002. Accontentatevi, però: è passato molto tempo ed io non sono un critico musicale!

Beh, intanto era una bella giornata estiva e l’Idroscalo è un posto tutto sommato piacevole, non ci sono code per i biglietti perché il pubblico è tutt’altro che numeroso, siamo poche centinaia, nonostante i Grateful Dead e/o formazioni derivate non abbiano mai suonato in Italia. Evidentemente qui non sono così popolari come noi ci aspetteremmo. Vale comunque il detto “pochi ma buoni”, l’atmosfera è rilassata ed i primi a presidiare il posto sono alcuni Deadheads giunti da altri paesi d’Europa e dagli USA, riconoscibilissimi dalle t-shirt psichedeliche/tyedie e da una piccola babele di lingue. Leggi il seguito di questo post »

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