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Sincronicità, ancora!

In questo periodo sto leggendo “Inferno”, l’ultimo di Dan Brown e….sapete come finiscono sia l’Inferno, il Purgatorio ed il Paradiso di Dante??? Finiscono con la parola “stelle”. E tutto questo lo leggo proprio in questi giorni che sono intrippato a scrivere di Stella Blue…. Tutto sembra portare a questa canzone eh, eh, eh….

Ma ora mi propongo il confronto con una Stella anno di grazia 1973 e più precisamente 19 ottobre ed un’altra del 14 ottobre 1983. Dieci anni di distanza. La prima rinvenibile in Dick’s Picks #19, registrazione di Bill Candelario, una sola batteria, il piano molto percussivo di Godchaux con le note molto divise una dalle altre e lente ma presenti al momento opportuno, la voce di Garcia in primo piano, come dire…naturalissima, quasi discorsiva, sin dall’inizio un lavoro delicatissimo di Weir, il lavoro finale di Jerry molto contenuto e preciso….. poi le ultime note si dissolvono….; la seconda Dick’s Pcks #6, registrazione di Dan Haley, con le due percussioni, le tastiere di Brent molto melodiche a costruire un tappeto sonoro, con alcuni effetti “siderali” e la voce di Garcia con un effetto ambiente, la rende più “spaziale”; la registrazione tutta, molto fine nelle sue trame, la nuova tecnologia di registrazione rispetto a quella di 10 anni prima e le capacità tecniche dei nostri ragazzi progredite nel corso degli anni la trasforma in un’opera più ricercata; anche il modo di cantare di Jerry e gli assolo più strutturati, quasi rabbiosi, frutto di anni e anni di riproposizioni sui palchi di mezza America ci consegnano questa grande versione, ma….ma…inutile dirvi che la versione del ’73 più grezza e contenuta, meno luccicante e dirompente mi acchiappa di più…è un qualcosa che si ha nel cuore e non è una questione di tecnica.

Ed ora siamo al Richfield Coliseum, Richfield, HO: il 21 marzo 1994 , più di dieci anni dopo: da far accapponare la pelle, mai sentito Jerry cantare così! … me la sto ascoltando per la terza volta e ancora stento a credere che potesse esistere una versione di Stella tanto intensa!!! Non le conosco mica tutte e poi, sinceramente, preferisco dedicarmi ad annate ben diverse che gli anni novanta… invece …surprise 🙂 con questi figuri non bisogna mai dare niente di scontato! Stella Blue è incastonata nel mezzo di Turn On Your Lovelight, già questo mi sembra abbastanza anomalo, anzi unico; subito dalla prima strofa “They melt into a dreeeeeeeeam” il nostro mi sembra convincente, poi si arriva a “Gonna make them shine” che la canta con un attimo di ritardo rispetto a Bob e Vince, o sono loro che anticipano???? (meraviglia!!), poi l’assolo pulito, misurato, che ci porta fino a “And nottthing cooomes for freee” fra l’esultanza di tutti ed alla fine non rimane che il canto disperato…”Stella Blue, Stella Blue, Stella Blue, Blue, Stella Blue, Stella Blue, Stella Blue, Stella Blue, Stella Blue”, veramente mi ha stravolto! e mi rende speranzoso che c’è ancora un sacco di “robbba bbbuona” nascosta negli interstizi di concerti che magari consideriamo utili solo ad un branco di DeadHeads stralunati 😉  Ed intanto è la sesta volta che me l’ascolto….e non vorrei mai smettere…..anzi la settima!

Lo inserisco qui, ma mi sono ricordato solo dopo qualche giorno che sul DeadBase IX forse c’era qualche commento di questo show, ed in effetti è vero, vi riporto le foto…

This was heart & soul…that could only be Jerry.

Era il 1994 – before the flood – e da questa recensione a caldo, si capisce che non è solo incondizionato amore, non si tratta di un cieco fan, pardon DeadHead, ma traspare da queste righe che anche il DeadHead più incallito è sempre critico, non lo si può “fregare” come pure non sempre i nostri possono regalare “quella COSA lì” eh, eh, eh!!! Quindi…carpe diem 🙂

A chiusura del cerchio il 6 luglio 1995, ultima performance di Stella Blue, più veloce del solito, comunque dolce e intensa, impreziosita dall’impegno di Jerry alla voce, verso la fine piena di phatos, mentre  il lavoro alla chitarra è sempre buono. In un commento online a questa versione ed al fatto che qualcuno si lamenta del tempo veloce qualcuno propone l’ascolto della Stella Blue del 5 giugno 1993,   come dire questa sì che è veloce!!!! Quest’ultima mi sembra meno personale e manca a mio avviso il “magico” di alcuni passaggi vocali che invece troviamo sull’ultima versione.

Ed ora il testo, questo l’ho recuperato da dead.net

All the years combine                                            Tutti gli anni si uniscono

They melt into a dream                                            Si fondono in un sogno

A broken angel sings                                          Un angelo caduto** canta

From a (% my) guitar                   Da una chitarra (% dalla mia chitarra)

** chiedo il vostro aiuto per una traduzione più appropriata in quanto nello slang americano “broken” sta anche per alcolizzato e/o sotto l’influenza di droghe e qui nessuno dei due casi mi sembra fuori luogo.

% sin dalla prima versione mi sembra che Jerry canti …my guitar, e non …a guitar)
Questa prima quartina è meravigliosa, e se fosse vero che Jerry canta my guitar significa proprio che fa sua la canzone, mentre il testo originale vedrebbe lo storyteller come persona terza. Per Jerry invece è proprio il cantante il vettore che fa si che quell’ “angelo caduto” si appalesa. Una interpretazione può essere quella che il cantante attraverso/suonando la propria chitarra riesce ad esternare il suo essere interiore e nel frattempo ammette anche a se stesso ciò che in realtà è…..più autobiografica di così…

In the end there’s just a song                        Alla fine c’è solo una canzone

Comes crying up the night                               Arriva piangendo nella notte

Through all the broken dreams                   Attraverso tutti i sogni infranti

§ From all the lonely streets                            §  Da tutte le strade solitarie

§ Down all the lonely streets                             § In tutte le strade solitarie

And vanished years                                                              E gli anni svaniti

§ Il testo scritto a mano da Hunter ha questa strofa: “From all the lonely streets” e nelle prime versioni dei Grateful Dead Garcia canta “Down all the lonely streets”.

In questa seconda quartina il poeta descrive i luoghi, anche fisici, da dove scaturisce questo sconforto per una vita ormai al capolinea. Queste strade solitarie e aggiungo io vuote, sono come l’esistenza di questo disperato, ormai svuotata di tutti i sogni (giovanili) e degli anni che non torneranno una seconda volta. Se penso che qui Hunter non aveva ancora 29 anni, mi vengono i brividi.

Stella Blue

Stella Blue

E qui “casca l’asino”. A questo punto e fin dalle prime volte che ascoltai questa song, mi si  materializzò la figura di Pigpen. Il perchè è difficile da spiegare, eppure per me tutta la canzone  sembra scritta e suonata con la figura di Ron come ispiratore. Sarà che nel ’70/’71 era già sofferente e le sue foto lo ritraevano con questo viso emaciato, triste, nonostante il suo vocione ancora potente; sarà l’avvicinarsi al capolinea della sua vita, non so, ma da sempre questa canzone mi ha portato a lui, Triste Stella dei Grateful Dead.

When all the cards are down                    Quando tutte le carte sono calate

There’s nothing left to see                                Non rimane niente da vedere

There’s just the pavement left      Tranne che il marciapiede abbandonato

And broken dreams                                                              E i sogni infranti

Le prime due strofe ci rivelano la “forma mentis” ed il tipico modo da gambler consumato mentre le due ultime strofe descrivono dove lo hanno portato; a pensarci bene potrebbe essere lo stesso personaggio di Loser. Ho come l’impressione che in molte songs di Robert è possibile riscontrare un filo rosso che le lega fra loro.

In the end there’s still that song         Alla fine c’è ancora quella canzone

#There’s still that same old song  #C’è ancora la stessa vecchia canzone

Comes crying like the wind                           Arriva gridando come il vento

Down every lonely street                                          Da ogni strada solitaria

That’s ever been                                                              Che sia mai esistita

# nelle prime versioni, Garcia canta “There’s still that same old song”.

Questa quartina mi sembra voglia dire che alla resa dei conti, al momento di tirare le somme, rimane solo la propria, privata, unica “canzone”; in effetti in ultima analisi non puoi scansarla, arriva dai meandri della tua esistenza urlando, gridando, non la puoi fermare, proprio come il vento! Però la sento salvifica e consolatoria, si trasforma in una situazione che ti mette in pace con te stesso…potrebbe ricollegarsi con le ultime due strofe della canzone: It seems like all this life / Was just a dream.

Stella Blue

Stella Blue

I’ve stayed in every blue light cheap hotel

                                                       Sono stato in ogni  hotel a buon  mercato

Can’t win for trying                Non si può vincere solo perché c’hai provato

Dust off those rusty strings just one more time

                           Rispolvero quelle corde arrugginite ancora un’altra volta

Gonna make them shine                                                         Le farò brillare

*Can’t keep from crying                   Non posso fare a meno che piangano

* nelle prime versioni, Garcia canta “Can’t keep from crying” (questo bridge non appare nel testo scritto a mano da Hunter).

E qui i ricordi si fanno vividi, il gambler (ma potrebbe essere un qualsiasi altro loser che vaga per le strade buie di San Francisco negli stralunati anni ’60) si rivede in quei polverosi hotel da quattro soldi e si auto-assolve pensando che Lui ci ha provato….. ma ha fallito.. ed in una situazione così deprimente cosa resta da fare? Ma certo, prende la chitarra e via!!!!! Molto autobiografico questo testo se penso che Jerry anche nei suoi momenti peggiori dovuti alla dipendenza etc..etc.. non ha mai abbandonato le proprie chitarre e non ha mai smesso di suonare. Corde di chitarra che raccontano di lacrime, di sangue,  di vittorie e spesso di fallimenti: “Can’t win for trying”. Si!,  “Non posso fare a meno che piangano”!!!


It all rolls into one                                            Tutto si avvolge su se stesso

And nothing comes for free                                                  E niente è gratis

There’s nothing you can hold                 Non c’é nulla che puoi trattenere

For very long                                                                          Troppo a lungo

And when you hear that song                     E quando senti quella canzone

Come crying like the wind                             Venire sibilando come il vento

It seems like all this life                                  Sembra che tutta questa vita

Was just a dream                                                   Sia stata proprio un sogno

 

Sembra qui ricordare anche i momenti buoni, gli High Times, (altrimenti perchè trattenerli?) ma anche questi si misurano con un prezzo da pagare e col fatto che poi alla fine nulla ti resta fra le mani se non quella canzone che ti accompagna verso la fine (o che prelude alla fine, la famosa falce che viene a pareggiare i conti?) e l’ultimo pensiero non può essere altro che: “tutto ciò sia stato solo un sogno”….una bella dose di tristezza ne convenite???

Stella Blue

Stella Blue

 

 Stella

Nelle pagine di The Annotated Grateful Dead Lyrics , QUI trovate altri interessanti motivi di dibattito a riguardo del testo di Stella Blue, fra tutti mi preme riportare il punto relativo a “blue lights” che sembra essere, in riferimento ad un hotel, privo di significato molto profondo (forse Hunter neppure lo cerca) mentre, giustamente, se si parlasse di “red lights” tutti capirebbero 😉 . In realtà potrebbe essere più semplice di quello che si pensa; il riferimento potrebbe essere riconducibile alle luci al neon colorato delle insegne poste vicino o sopra questi hotel a basso prezzo e che in molti film si vedono rischiarare ad intermittenza le stanze, il tutto risultando molto poetico, triste e scialbo al tempo stesso (ancora una bella descrizione fotografica). Inoltre anche in Operator  Pigpen canta di “blue lights”, forse riferito ad una sala da ballo: “She could be hangin round the steel mill / Working in a house of blue lights / Riding a getaway bus out of portland, talking to the night / I dont know where shes going, / I dont care where shes been / Long as shes doin it right. long as shes doin it right”

E se invece “blue” significasse solo “triste”?????? Perchè questo è il colore predominante di questa grande canzone!

Chissà, dopotutto ciò che vediamo non è la realtà ma solo ciò che il nostro essere “sente” quando le “cose esterne” attraversano i nostri sensi.

“Shall we go, you and i while we can? Through the transitive nightfall of diamonds”

….ma questa è un’altra storia 😉

Questo articolo lo trovate anche qui:http: //pbergdh.blogspot.it

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Quale miglior mese se non agosto (§) per parlare di STELLE?

Proprio così, nella “piccola sfera” che contiene tutto il mondo dei DeadHeads agosto è un concentrato di ricordi, sensazioni, occasioni perse e… “chi non si ricorda dove era, cosa faceva e come si è sentito quando ha saputo della partenza dal pianeta terra di Jerry?”.

Agosto mese delle stelle cadenti…non i Grateful Dead (o chi per loro), che continuano a pubblicare gloriosi concerti live di eccezionale fattura e si apprestano ora a stampare OREGON 1972, che contiene tra l’altro una bella a lunghissima  (30min.) DARK STAR.

DARK STAR….non crederete che abbia il coraggio di proporvi qualcosa a proposito della stella più scura e più brillante del firmamento musicale mondiale eh…..a tale proposito in verità c’è qualcuno che da tempo si sta preparando per questo compito ma che non si azzarda ancora a rischiare di ricevere su se stesso tutti gli strali possibili nel caso scappino imprecisioni o confuse interpretazioni…..prima o poi troverà tempo e soprattutto coraggio per proporci le sue meditazioni…… 🙂 🙂

La Estrella Obscura…vi dice qualcosa? Ma si dai, è un frammento tratto dal doppio cd GRAYFOLDED, anno 1996, prodotto da John Oswald consistente in un mix di varie Dark Star, The Other One etc grazie al sistema Plunderphonics; si tratta di due suite, una per ogni cd, intitolate rispettivamente Transative Axis e Mirror Ashes. Comunque me la sto menando un po’…neppure di questo voglio parlare.

Più modestamente vorrei cianciare a riguardo di STELLA BLUE, perchè oltre a riordinare le notizie che già si trovano online nei siti d’oltre oceano ed a proporre una traduzione italiana con qualche senso, vorrei mettere per iscritto qualche pensiero a riguardo di questa canzone, che mi frulla per la testa da quasi tre lustri. Al riguardo, credo nel 1997, avevo anche inviato una e-mail con un mio commento anche a David Dodd, l’autore di “The Complete Annotated Grateful Dead Lyrics”, naturalmente non è mai stato pubblicato sul sito…..of course, l’avrà considerata una sciocchezza… 🙂

grateful_dead_stella_blue__mediumLa genesi di questa fantastica canzone si protrae per più di due anni, dal 1970 al 1972 e vede la luce, commercialmente parlando, con l’uscita di Wake Of THe Flood, ottobre 1973, primo long playing su etichetta Grateful Dead. Il disco ottiene un’ottima risposta commerciale e contiene canzoni che entreranno di diritto nell’olimpo delle preferenze DeadHeads.

Negli anni il testo ha subito una qualche piccola variazione (ne parlo un po’ più sotto); Jerry in alcune occasioni si è occupato di Stella Blue e di come tutto il gruppo la vive. Ad esempio nel 1988, intervistato da Guitar Player Magazine, fra le altre cose dice: ” Stella Blue è uno stato d’animo, è unica, non assomiglia a nessun’altra canzone. Ogni volta che la faccio ci trovo qualcosa di nuovo, una piccola cosa nel fraseggio o nel senso. Il modo in cui i Grateful Dead suonano Stella Blue è magnifico. Tutti la suonano così bene. A volte sembra che il tempo si fermi su uno di quei cambi di accordo, e ci vuole un po’ per scoprire dove mi trovo e dove sono le parole. Se cambio il tempo all’interno di un fraseggio, loro sono lì. Se io rallento un poco o mi fermo, al passaggio successivo loro sono li. E’ delizioso”.

Ci sono alcune date relative alla canzone, che la rendono unica, e determinano un percorso per così dire “dietrologico” che può dare un senso diverso al testo già di suo suggestivo e struggente.

Come riportato da R. Hunter sul suo Box Of Rain del 1990, Stella Blue fu scritta nel 1970 al Chelsea Hotel, NY, (la data precisa non la si conosce, ma ho fatto una ricostruzione abbastanza affidabile ed il periodo è metà marzo 1970, in base a ciò che ha scritto Danny McNelly sul suo meraviglioso “A Long Strange Trip”) quello stesso “Blue Cheap Hotel” dove Dylan scrisse “Sad-Eyed Lady of the Lowlands” e luogo di riposo/rifugio per molti altri musicisti/autori e rockettari vari, ma è solo nel 1972 durante il tour europeo che Garcia musica il testo proprio come dice Lui stesso: “Ci ho girato attorno a lungo. Poi quando eravamo in Germania una mattina presto mi sono seduto con la chitarra acustica e la canzone se ne è uscita…è una di quelle canzoni che sono nato per cantare”.

I Grateful Dead la suonano per la prima volta il 17 giugno 1972 all’Hollywood Bowl a Los Angeles e questo sarà anche l’ultimo concerto del nostro PigPen nel quale, per altro, suona molto poco e canta solo una canzone, “Rockin’ Pneumonia”. Come dice McNelly “They Sent him home and pressed on”. Quel giorno divenne molto importante per molti…per i Dead Head appunto sarà l’ultimo show dell’amato Ron McKernan, viene presentata per la prima volta Stella Blue, una delle più toccanti canzoni del Morto e per il mondo intero proprio la stessa notte, alle due del mattino vengono scoperti quattro figuri in un appartamento nel Watergate apartament complex………sarà l’inizio dello scandalo che affonderà il Presidente Nixon.

Il 15 marzo 1973 al Nassau Veterans Memorial Coliseum in Uniondale – NY è il primo concerto dopo la morte di Pig Pen e l’inizio di un lungo tour, Stella Blue è presente nel secondo set prima di Truckin’. Questo è un commento allo show di  “feather 0926” del  24 settembre 2010:      “Subject: in mourning. Hearts were heavy & the mind was wandering. The death of Pig was obviously on the minds of the Dead as heard in this lackluster performance. With that said I will give it a 4* rating because after all they DID NOT cancel the show. The one thing about this show that stands out for me about this show is that the Dead did not perform He’s Gone for Pig, I wonder why.” La risposta del perchè non proposero He’s Gone può essere proprio la presenza di Stella Blue in scaletta, credo una risposta d’amore più che di saluto per la Sua dipartita…..mi piace pensarla così, forse sono troppo romantico……..

Alcune date che riguardano in qualche modo PigPen sembra siano legate a Stella Blue ma il percorso che ho fatto è avvenuto al contrario perché è nel testo che ho sempre immaginato Hunter parlasse di McKernan; solo successivamente ho verificato se esistevano collegamenti temporali etc…

 

Synchronicity about Stella Blue:

foto1)…Come riporta Danny McNelly, “essere un Dead Head riguarda la fede. Credere nella sincronicità, credere nella gioia. Nel primo di tre shows al Shoreline Amphitheatre fuori San Francisco, una signora negli ultimi giorni di gravidanza di nome R. Kraft era seduta proprio davanti e scherzava sul fatto che uno dei Sonic Boom di Lesh poteva far nascere la  sua bambina che aveva già un nome Stella Blue Kraft. La sera dopo La signora non c’era perché aveva le doglie, il parto si protraeva a lungo ma domenica finalmente la bambina nacque  proprio nel momento che i Grateful Dead iniziavano a suonare Stella Blue.”

2)…Qualche giorno fa ho postato in Instagram alcune foto di Jerry e solo una di queste si è meritata un commento che riguardava proprio Stella Blue…..già si tratta proprio di “sincronicità” perché mi stavo accingendo a scrivere di Stella Blue proprio in quel momento….

A questo indirizzo si trova una lista top ten delle migliori Stella Blue conosciute, naturalmente niente è definitivo, soprattutto per un DeadHead, ma vale la pena lo stesso soffermarsi un po’ a considerare le date proposte perché abbracciano tutte le decadi di onorata carriera del Morto.

Al di là delle migliori performaces, sicuramente da recuperare la serata del 17 giugno 1972 per la prima della Stella Triste (traduzione troppo lontana dal vero?). A mio giudizio un’ottima versione con l’organo di Pig Pen che crea subito un bel tappeto sonoro ed il basso di Phil molto materico. Non la ricordavo proprio, non so perché ma me l’aspettavo incerta (tipo la prima acustica di Candy Man…) invece è già bella che completa, azzardo “matura”, e scivola via che è un piacere…..le successive versioni del 16 luglio e del 18 luglio in alcuni passaggi mi risultano un po’ incerte anche se Jerry nel giro di pochi giorni l’ha addolcita e arricchita di molto sentimento e ha cesellato pregievoli lavori alla chiatarra.

Fine prima parte.

(§) …sì, credevo di riuscire a pubblicare il tutto durante le mie ferie agostane, vana speranza…..

Questo articolo lo trovate anche qui:http: //pbergdh.blogspot.it

gratefuldead_may77_productshot3Aspetto con ansia l’arrivo del pacchetto 🙂    …..sarà lunga fino ai primi di luglio…….

Mi sembra non se ne sia mai parlato in questo blog della band californiana KALEIDOSCOPE.

Ne approfitto per postare questi video, fra i pochissimi in circolazione, se qualcuno non la conosce può essere uno spunto per approfondire la materia, lancio inoltre un appello a chi la conosce già ed ha materiale audio tratto dalle poche cose disponibili con i trades….se avete qualcosa postate sotto please!

Sono riuscito ad avere solo un live al Club 47, Cambridge, MA, datato 1969 ma in realtà è più probabilmente del 1967 ( il Club 47 è stato chiuso nel 1968).

Per avere la visione completa della band basta avere PULSATING DREAM che contiene i primi 4 cd, ops, volevo dire Lp più altre cose interessantissime relative sempre a quegli anni. Naturalmente non può mancare When Scopes Collide del 1976 che a mio avviso è fra le migliori cose che hanno fatto.

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Buona visione

 

Questo video non l’avevo mai visto.

Jerry con David Bromberg al dobro e Mimi Farina (fra gli astanti anche Bob Weir) sui prati di  Woodstock

 

….ci aggiungo anche questo……mica male…..

Buona domenica a tutti

* una scusa per raccontarvi di una nostra giornata a Los Angeles 🙂

Ed eccoci a Los Angeles la mattina del sei ottobre con ancora le sensazioni addosso della serata precedente e la previsione di un’altra “epica” giornata davanti a noi.

Ci fiondiamo subito a mangiare qualcosa di “leggero”

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e via per le strade di LA….

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Cologne, BS – cinque febbraio 2013 – un paese “quasi” fantasma ci ospita per l’unica data italiana della mitica band LITTLE FEAT.
Tutto merito della tenacia della ormai storica ADMR di Chiari (associazione Amici per la diffusione della musica rock) che è riuscita anche questa volta a organizzare un grande evento rock.

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L’occasione è ancora più importante perché ci incontreremo (Thomas ed io) con Pierluigi e Guerrino.
Il “gota” del Buscadero (che ha collaborato con ADMR all’evento in questione) è anche presente per l’evento e credo presto leggeremo la recensione del concerto, ed allora …eh, eh, eh…..come poteva mancare anche il “gota” del mitico, grande, italianissimo blog dedicato ai Grateful Dead????? 🙂

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Un paio di ore di concerto fra alti e bassi con l’ottimo inizio Rocket In My Pocket, una Representing The Mambo che di sicuro non mi mancherà, le mitiche Spanish Moon, Dixie Chicken e Fat Man In The Bathtub e le nuove songs prese dall’ultimo ROOSTER RAG…non male a mio avviso….di questi tempi come si fa a creare qualcosa di nuovo e sorprendente?…quindi mi accontento.

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Salome mi ha riportato indietro al primo disco: sensazioni e profumi…un deja’ vu….ma forse è solo una mia impressione. Naturalmente pezzo forte dello show una grande versione di Willin’.

After show: ci ritroviamo fuori il cinema teatro a commentare lo show, un pelino di amaro in bocca per qualche arrangiamento un po’ “lezioso”….ma si sa noi DEADHEAD siamo abituati molto bene e pochi gruppi come i nostri beniamini ( GD, Furthur, etc) riescono a trasmetterci sempre e comunque grandi vibrazioni. Credo anche qualche aspettativa di troppo o semplicemente la scelta delle songs…

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Comunque queste piccole cose non offuscano il mio ricordo di questo concerto: i Little Feat rappresentano per me una delle band fondamentali del rock, sono cresciuto anche con il loro sound e non solo quello psichedelico.
Una bella occasione per stare assieme ascoltando grande rock…quando mai mi capiterà ancora di ascoltare una grande WILLIN’ come quella che ci hanno proposto in questa serata???

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Un unico rammarico: non essere riuscito a passare più tempo con Pierluigi e Guerrino….se non ci fossero stati di mezzo gli impegni lavorativi del giorno dopo di sicuro facevamo l’alba. 🙂

Un abbraccio a tutti.

Da parecchi giorni mi ronza nella testa l’inizio di Jack Straw, c’ho pensato su un po’ e mi sono deciso a capirci un po’ di più….

Quindi mi sono tradotto il testo ed ho fatto qualche ricerca (santo internet, siempre!!!).

La traduzione è più sotto, non è proprio letterale, ma credo che renda meglio il significato che ho colto dall’inglese. In realtà l’interpretazione può essere diversa… ce ne sono almeno tre… La mia fonte primaria naturalmente è: http://artsites.ucsc.edu/GDead/agdl/jstraw.html;

qui un certo Josh Wilson propone tre interpretazioni, tutte e tre buone ma nessuna certa, io propendo in parte per la prima ed è su questa che ho basato tutta la traduzione. Naturalmente potrà essere fallata e per gli eventuali errori mi appello alla vostra pazienza e bontà nel correggerli ed aiutarmi a migliorala.

Ciò che riporto sotto è per chi (differentemente da me) ne conosce di musica, ed in questo blog so che ce ne sono parecchi …

La song è in Key: E

Chords used: E, Esus4, F#m, C#m, A, Bm, D, G#m, B, E7, F#7sus4, F#7.

Questo è un buon link per chi vuole provarci con la chitarra…..http://tabs.ultimate-guitar.com/g/grateful_dead/jack_straw_crd.htm

Comunque bando alle ciancie:

La band parte sorniona… il preambolo musicale dura pochissimo, il cantante ti sbatte subito in faccia queste prime strofe e ti ritrovi subito in corsa, fra un treno ed un altro, nella polvere del 4 di luglio…

La ritengo una delle migliori canzoni per iniziare un show: pronti e…bum, uno schiaffo in faccia, subito nel bel mezzo della scena!

Ho letto da qualche parte che i primi due versi della prima strofa hanno creato qualche problema alla band per via di certi movimenti femministi dell’epoca.

Inoltre questa prima quartina la “sento” molto autobiografica, comunque spiega bene anche il forte legame che c’è tra i due desperados che stanno scappando.

Ci possiamo spartire le donne

Ci possiamo spartire il vino

Ci possiamo spartire le tue cose

Perché ci siamo spartiti le mie

Continua a correre

Ancora un miglio per scamparla

Continua a correre, amico mio

Sei troppo lento

Northrop Auditorium, University of Minnesota, Minneapolis il 19 ottobre del 1971, in questo show debuttaKeith Godchaux e per la prima volta viene presentata anche JACK STRAW, una versione veramente buona, con un notevole lavoro alle voci.

La canzone è cantata completamente da Weir e solo a partire dal 10 maggio 1972 al Concertgebouw – Amsterdam, alcune strofe le canta Jerry, probabilmente la parte di Shannon e questo cambia la prospettiva alla canzone…vale la pena approfondire ancora un po’ il carattere dei due personaggi, e qui trovate alcune cose interessanti.

Nella strofa successiva Shannon si libera di una guardia, Hunter lo caratterizza come il violento e potrebbe essere lento proprio perché ferito nella colluttazione.

Ho sistemato il guardiano

Appena fuori del recinto

Gli ho preso l’anello, vale almeno quattro dollari

Non ce l’ha mandato il paradiso?

A questo punto ho letto fra le righe la disperazione di Jack che con tutti i propri sensi allertati si rende conto di avere appresso un compagno pericoloso……

Sono tutt’orecchi, Shannon

Mi sforzo la vista per vedere
 (sono sulla difensiva)

Fare fuori un uomo a sangue freddo, Shannon

Potrebbe toccare a me

Ora l’idea prende sempre più forma: “il sangue sulla punta di un coltello”, questa frase la si trova anche nel testo di EDWARD, la Child Ballad #13, che parla di un fratricidio….Jack sta veramente valutando l’idea che Shannon possa liberarsi di lui, potrebbe però anche essere il contrario: per non rischiare Jack elimina Shannon…Hunter rimane vago e lascia aperta qualsiasi interpretazione….

Eravamo abituati a darci da fare per l’argento

Ora c’è di mezzo la nostra vita

Uno è per lo sport e uno è per il sangue

Sulla punto di un coltello

Ora il dado è tratto

Ora devo decidermi

Non c’è un vincitore in questo gioco

Chi non torna a casa tutto intero

Non tutto intero …

Segue una bella visione bucolica del paesaggio che li circonda, si sente l’afa, il cielo terso puntinato di aquile….poche righe ma sembra di contemplare uno di quei paesaggi di praterie con indiani e cowboys dei pittori americani dell’epopea western.

Lasciando il Texas

Il quattro di luglio

Il sole così caldo, le nuvole così basse

Le aquile riempiono il cielo

Nelle prossime due quartine si sente l’urgenza dei due fuggiaschi che rincorrono il treno, vi salgono a bordo… a proposito è appurato che il Great Northern
 non è il nome di un treno ma quello della linea ferroviaria, comunque il tutto è ben spiegato qui: http://artsites.ucsc.edu/GDead/agdl/jstraw.html.

Dal mare al mare splendente” Hunter riporta questa citazione da “America the Beautiful”, parole di Katherine Lee Bates, (1859-1929)…prima pubblicazione proprio il 4 luglio 1895…Hunter è un genio….ci ha dato anche la data precisa in cui avviene il fattaccio???

Jack suggerisce il percorso da fare per sfuggire alla cattura, ed è plausibile possa essere: Santa Fe’ in Texas vicino a Galveston sul Golfo del Messico –>Cheyenne, nella Roger Mills County, Oklahoma –>Tucson, Arizona; mentre Shannon propone Tulsa, a est di Cheyenne per sistemare certe cose ancora in sospeso…

Se teniamo per buona questa interpretazione, Dal mare al mare splendente” può suggerire la tappa finale e cioè dall’Atlantico (Santa Fe’ – Golfo del Messico) al Pacifico (via Tucson fino in California). Qui il mito è preponderante: ogni fuga alla ricerca di una vita nuova, salvifica, porta all’Ovest, alla California in ultima istanza fino alla sponde del Pacifico….perchè “mare splendente” mi ricorda la luce dorata e l’entrata della Bay Area a San Francisco è chiamata Golden Gate ed in questa città meravigliosa l’aria profuma… e la musica ti inebria….e……

Prendiamo il Detroit Lightning

Fuori Santa Fe

Il Great Northern fuori Cheyenne

Dal mare al mare splendente

Dobbiamo arrivare a Tulsa (con)


Il primo treno su cui possiamo saltare

Devo sistemare una vecchia storia

E’ un piccolo punto di orgoglio …

Adesso Jack rimugina sul da farsi, ormai braccato non vede via di fuga ………se non da solo, liberandosi del compagno….

Non c’è posto dove un uomo possa nascondersi, Shannon

Nascondilo

Non c’è un letto dove ci possiamo riposare, man,
(tutto ciò)

Ci obbliga alla fuga

Arriviamo al punto cruciale della storia supportato dal grande lavoro di Garcia: ci trasporta sulla scena lasciandoci senza fiato fino a quando il cantante brutalmente confessa: Jack Straw da Wichita, è lui l’assassino e questo grido alla fine diventa liberatorio e tutto d’un fiato Jack scava la fossa e lo “adagia” perché nonostante tutto Shannon rimane il suo pard, probabilmente proprio la sua morte salva Jack dagli inseguitori.

Jack Straw da Wichita

Scanna il suo amico

Scava per lui una tomba poco profonda

E lo adagia giù

Al mattino riprende la corsa: è rimasto solo e realizza che in ogni caso anche il suo tempo sta per scadere….

…però più sotto Jack dice tra se: Un uomo se n’è andato e un altro sta per andarsene, pensa alla propria sorte e ricorda la fine di Shannon, messa così sembra quasi che sia morto per le ferite, forse per questo motivo era lento nella corsa, ed infatti se lo ripete ancora ricordando: Il mio vecchio amico si muove troppo lentamente.

Forse Jack allora non è un assassino ed è arrivato anche lui alla fine della corsa…

Mezzo miglio da Tucson

Alla luce del mattino

Un uomo se n’è andato e un altro sta per andarsene

Il mio vecchio amico si muove troppo lentamente

Ci possiamo spartire le donne

Ci possiamo spartire il vino…..

Qualche altra notizia:

Nel sito ufficiale dei GD c’è una notizuola relativa ad un paio di quartine che non compaiono nel testo ufficiale, quindi rimane ancora qualcosa da capire, magari cambia un po’ la prospettiva delle cose….

Beh ormai lo sanno anche i sassi, la canzone non compare in nessun album di studio, dalle nostra parti la prima versione l’abbiamo ascoltata su EUROPE 72, il mitico triplo……… ci sono anche i fortunati che erano ai concerti del tour europeo 🙂 che l’hanno ascoltata in anteprima…… (CHI SA PARLI!!!!!!!!!)

Qui trovate un sito interessante (fino a ieri non lo conoscevo) dove c’è una classifica in ordine di preferenza delle varie versioni di Jack Straw e di altre songs dei Dead: dite la vostra!

Non ho un’idea ben precisa di quale sia la migliore versione ma ricordo una mattina in auto di qualche anno fa…era forse il 1995, me ne andavo a tutta manetta con una Jack Straw a palla…fantastico….tratta dallo show Dean Smith Center, Chapel Hill, NC del 24 marzo 1993, Weir non proprio precisissimo al canto ma tutto molto coinvolgente e con un grande Garcia!

La sorte poi ci porta allo Spartan Stadium, San Jose State U, CA il 1979-04-22  (versione un po’ fiacca) alla prima di Brent Mydland…lo show inizia proprio con Jack Straw, molte volte è usata come opening act a far data dal 14 ottobre 1977 al Hofheinz Pavilion, Houston, TX.

A questo punto ci regaliamo il video del 1972 a Veneta, Oregon trattodal film Sunshine Daydream…..e buona visione.

Adesso siamo giunti alla fine, Soldier Field – Chicago, IL, sabato 8 luglio 1995 , brano di apertura;

Jack & Shannon si avviano verso la loro ultima avventura, domani sarà l’ultimo show….

Eravamo abituati a darci da fare per l’argento

Ora c’è di mezzo la nostra vita!

Alla luce del mattino

Il mio vecchio amico si muove troppo lentamente

foto

The Watching Fence Jumpers

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Un saluto a tutti, ecco il resoconto delle prima serata al GREEK THEATER  di Los Angeles.

headerfurthur

Arriviamo il giorno stesso del concerto, noleggio l’auto, sbagliamo un’uscita dell’Harbor Fwy e ci perdiamo nel traffico….poi finalmente al motel strategicamente vicino al luogo magico dove fra pochissimo i FURHTUR si esibiranno.

Piccolo tragitto in autobus, scendiamo assieme ad una DEADHEAD che sgancia la sua bici dal rostro posto davanti al bus, un paio di sorrisi e “se mi spettate che saluto un amico, arriviamo allo show assieme..” dopo un paio di minuti ritorna (da un negozietto – quello dell’amico) e così ci incamminiamo verso il Greek Theater su per il boulevard Leggi il seguito di questo post »

Ciao a tutti, esattamente un mese fa mi stavo preparando per il primo spettacolo dei Furthur a L.A. al Greek Theater.

Sono arrivato alle 19.20 circa, perdendomi le prime due songs….per adesso vi posto solo qualche foto perchè non sono ancora pronto per un resoconto dettagliato delle due serate.

Comunque l’atmosfera rimane sempre surreale e , per me, quasi “fiabesca” 🙂
Bisognerebbe esserci anche solo per tutto il contorno che ruota prima, durante e dopo lo show!!!

Il primo set finisce con Althea cantata dal figlio di Willie Nelson, il secondo parte con China/Rider ed è una continua cavalcata fino alla fine.

Bella gente sugli spalti:

……Thomas, questa è la tua 🙂     ……quella luce non è un faro, è il mio terzo occhio “illuminato” dalle buone vibrazioni 🙂 🙂

Piccoli DeadHeads crescono……e vi posso assicurare che sono rimaste sempre molto attente tutto il concerto, incredibile!!!!

…senza cappello assomigliava molto al nostro Old Jerry!

Sabato pomeriggio, searching for a Miracle 🙂

Ci incamminiamo verso gli spalti.

…..altro aggiornamento nei prossimi giorni 😉

Salutoni a tutti.

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